Impeachment, la Camera dice sì. La vittoria “dimezzata” di Nancy Pelosi su Trump

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In questa votazione i SI sono 230, i NO sono 197. L’articolo 1 è adottato“.

Lo annuncia Nancy Pelosi, speaker della Camera: ma subito dopo smorza gli applausi dei Democratici, perchè “si tratta di un giorno triste, non c’è niente da festeggiare“, aveva già detto alla vigilia del voto.

Per Trump non è comunque detta l’ultima parola, che spetterà infatti al Senato, a maggioranza repubblicana.

Secondo gli ultimi sondaggi il 51% degli americani è contrario all’impeachment e la sua popolarità, in proiezione elettorale, è salita al 45%.

Donald Trump è ufficialmente sotto accusa. Alle 20,08 negli Stati Uniti, le 2,08 della notte in Italia, la Camera dei Rappresentanti ha approvato la mozione di impeachment su due capi di imputazione.
Sul primo, «abuso di potere», il cosiddetto “Ucrainagate“, ha ottenuto 230 voti a favore e 197 contro. Il secondo, «ostruzione alle indagini del Congresso», 229 contro 198.

Il favorito per il 2020 è Trump

I Repubblicani sostengono che i Democratici hanno messo sotto accusa Trump per farlo decadere perché sarebbe l’unico modo per non vederlo riconfermato alla Casa Bianca dopo le elezioni di novembre 2020.

Ora la procedura passa al Senato, dove dal 6 gennaio dovrebbe cominciare la seconda parte dell’impeachment, quella della decisione finale: colpevole o innocente?

Il processo formale potrebbe durare mesi: a meno che la maggioranza repubblicana non decida di votare subito, assolvendo il presidente senza esaminare le prove.

Il commento di Michael Bloomberg

Approvando l’impeachment contro Trump, la Camera dei Rappresentanti “ha fatto il suo dovere costituzionale. Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre dal popolo americano”.

Così commenta Michael Bloomberg, già sindaco di New York, candidato alla presidenza con i Democratici, commentando la messa in stato di accusa di Trump e anticipando l’assoluzione da parte del Senato controllato dalla maggioranza repubblicana.

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