Iran: proteste a Teheran e in altre città, la folla grida “via Khamenei”

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A Teheran, la piazza urla ‘via Khamenei’ dopo che il regime iraniano ha ammesso di aver abbattuto l’aereo ucraino, uccidendo i 176 passeggeri.

A Teheran la protesta è partita dagli studenti delle università di Sharif e Amir Kabir, per chiedere giustizia per le vittime. Alcuni manifestanti hanno anche chiesto le dimissioni dell’ayatollah Ali Khamenei: “Comandante in capo, dimettiti”, si sente in un video pubblicato su Twitter che mostra centinaia di persone davanti all’università di Amir Kabir.

Le bugie del regime lasciano interdetti anche alcuni fra i seguaci più fedeli della Repubblica islamica.

Pompeo twitta video proteste Teheran: “Con voi”

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ritwitta il video delle proteste a Teheran contro il regime, nel giorno in cui le autorità hanno ammesso di aver abbattuto, sia pure per errore, l’aereo ucraino caduto alle porte della capitale iraniana.

“La voce del popolo iraniano è chiara”, aggiunge il capo della diplomazia americana. “Ne hanno abbastanza delle bugie del regime, della corruzione, dell’inettitudine e della brutalità dei Guardiani della rivoluzione islamica sotto la cleptocrazia di Khameini”. “Stiamo con il popolo iraniano che merita un futuro migliore”.

Rohani chiama Zelensky e si scusa

Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha chiamato quello ucraino, Volodymyr Zelensky, e, dopo essersi scusato con lui, che i responsabili dell’abbattimento dell’aereo nel cielo di Teheran saranno puniti. Secondo la ricostruzione fornita dai pasdaran dopo tre giorni di bugie, ad abbattere l’aereo e’ stato un missile sparato da un soldato iraniano, che lo ha scambiato per un “missile da crociera” e ha avuto dieci secondo per decidere cosa fare. All’origine dell’errore, ha affermato ancora Teheran, vi è stata una interferenza nelle comunicazioni.

Trudeau: “Teheran si assuma piena responsabilità”

Le famiglie delle vittime dell’aereo ucraino vogliono risposte e giustizia. Ciò che l’Iran ha ammesso è molto grave. L’Iran deve assumersi la piena responsabilità dell’accaduto”, Così il premier canadese Justin Trudeau, in una conferenza stampa, nel giorno in cui il governo di Teheran ha ammesso la piena responsabilità nello schianto del Boeing ucraino, abbattuto da un missile iraniano.

“Il Canada non si riposerà finché non avremo ottenuto responsabilità, giustizia e quello che le famiglie meritano”.

In Canada vivono 210.000 iraniani

Sono 210.000 i cittadini di origine iraniana che vivono in Canada e moltissimi tra loro hanno scelto il Paese nordamericano per specializzazioni e dottorati post laurea ma anche per le possibilita’ di lavoro e carriera accademica. Ma tra Canada e Iran, a causa delle sanzioni, non ci sono voli diretti. E la Ukraine International Airlines che vola da Teheran a Toronto via Kiev è una compagnia molto utilizzata su quella rotta da studenti e ricercatori, simboli di pace oltre i confini e morti di fatto in guerra.

Agenzia Ue, stop ai voli europei sull’Iran

Le compagnie aeree Ue devono evitare lo spazio aereo iraniano a tutte le altezze: lo ha deciso l’Agenzia della sicurezza aerea (Easa), in coordinamento con la Commissione Ue, come “misura precauzionale alla luce delle dichiarazioni dell’Iran”, cioé che “il suo esercito ha accidentalmente abbattuto un aereo civile ucraino”. Resta in vigore la raccomandazione di evitare lo spaio aereo iracheno.

“È una situazione molto dinamica e una nuova valutazione sarà fatta all’inizio della settimana”, afferma l’Easa.

Neo sposi e studenti modello, le vittime del Boeing

Un sorriso aperto, incorniciato dall’hijab blu, sullo sfondo la grande vetrata del campus. L’universita’ di Toronto ricorda con una grande foto sul suo sito ‘U of T News’ Zeynab Asadi Lari, brillante studentessa del quarto anno di Scienze della Salute e promettente scienziata “fieramente competitiva con se stessa ma collaborativa con gli altri”. È morta l’8 gennaio sul volo PS752, insieme con suo fratello Mohammad, studente di medicina. Tornavano in Canada dalle vacanze in Iran come molte delle 176 persone a bordo di quell’aereo capitato per pochi sfortunati secondi nella morsa dello scontro tra Washington e Teheran.

Non sono riusciti a godersi la casa appena comprata vicino a Montreal, Siavash Ghafouri-Azar (35 ani) e sua moglie Sara Mamani (36 anni), entrambi ingegneri laureati alla Concordia University, che avrebbero dovuto inaugurarla al ritorno dall’Iran, dove si erano appena sposati. Sui social rimbalza quello scatto del giorno delle nozze che fissa uno degli ultimi istanti di felicità della coppia, insieme alla foto di un altro matrimonio. Quello di Arash Pourzarabi e Pouneh Gorji, informatici di 26 e 25 anni, che si erano sposati il primo gennaio a Teheran e tornavano anch’essi in Canada. I veli bianchi da sposa e i bouquet sembrano irreali, alternati sui media di tutto il mondo alle lamiere contorte di quel Boeing centrato da un missile poco dopo il decollo dove è finito il sogno di una vita a due appena iniziata.

Tra le vittime della notte dell’orrore ci sono anche dieci membri della comunità scientifica dell’Università di Alberta.

Sterminata un’intera famiglia: Pedran Mousavi e sua moglie Mojgan Daneshmand, entrambi insegnanti alla facoltà di ingegneria, e le due figlie Daria e Dorina di 14 e 9 anni.

All’università di Manitoba, Amir Shirzadi, studente di ingegneria biomedica, non riesce ancora a credere a quello che è successo a uno dei suoi amici più cari, Amirhossein Ghassemi.

Storie di vite in fuga, costrette alla diaspora dalla ricerca di un futuro diverso e migliore ma senza tagliare i legami con il proprio Paese, l’Iran, e con le famiglie e gli amici dai quali tornare per celebrare il matrimonio o semplicemente per festeggiare la tradizionale Shab-e Yalda il 21 dicembre, la notte più lunga dell’anno, che in Iran è un momento di condivisione importante quanto il Thanksgiving negli Stati Uniti.

 

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