Web Tax, minaccia USA: Roma e Londra rischiano nuovi Dazi

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Gli Stati Uniti hanno lanciato un secondo avviso a Italia e Regno Unito sulla web tax: introducetela e vi riempiremo di dazi. Questa volta Washington ha atteso il prestigioso palcoscenico di un evento organizzato dal Wall Street Journal al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, per lanciare un nuovo avvertimento economico da far venire i brividi.

L’effetto è stato dirompente. Mentre un Donald Trump in stato di grazia esaltava i traguardi economici raggiunti dal suo Paese e attaccava gli ambientalisti “alla Greta Thunberg”, il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, minacciava Roma e Londra: “Se non si fermeranno si troveranno ad affrontare i dazi del presidente Trump”.

In altre parole, sia il governo italiano che quello inglese devono rivedere i loro piani sulla web tax, sempre che non vogliano fronteggiare le tariffe statunitensi. L’avvertimento di Mnuchin è arrivato dopo che la Francia ha accettato di congelare fino al termine del 2020 l’introduzione della digital tax.

Parigi si è tirata indietro non appena la Casa Bianca ha parlato di aumento di dazi sulle esportazioni francesi. A quel punto il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha fatto un passo di lato per non far arrabbiare Trump.

La legge della Francia, secondo Mnuchin, altro non era che “un prelievo iniquo” sul fatturato lordo di numerose aziende tecnologiche Usa. “Presto – ha concluso il segretario americano – avremo colloqui anche con Italia e Regno Unito. Altrimenti dovranno far fronte ai dazi”.

Roma e Londra nella lista dei cattivi?

Italia, Francia e Regno Uniti erano i tre Paesi europei che avevano intenzione di imporre una tassazione più alta a carico dei colossi Usa come Amazon, Facebook e Google. Adesso sono rimasti attivi soltanto Roma e Londra, visto che Parigi, dopo aver introdotto una web tax lo scorso anno, ha alzato bandiera bianca, spaventata dai proclami di Trump.

Il Parlamento italiano, dal canto suo, nei mesi scorsi ha approvato un provvedimento simile a quello francese, mentre gli inglesi intendono implementare questo tipo di tassazione a partire da quest’anno.

Le autorità del Commercio Usa hanno stabilito che la web tax varata dalla Francia era discriminatoria e per questo motivo hanno proposto dazi fino al 100% su una serie di merci transalpine per un valore complessivo di 2,4 miliardi di dollari.

Macron e Trump si sono incontrati per cercare di trovare una soluzione. Alla fine i due leader sono riusciti a raggiungere una tregua, in base alla quale la Francia rinvierà a fine anno l’introduzione della digital tax, mentre gli Stati Uniti bloccheranno fino ad allora qualsiasi dazio contro Parigi.

La posizione dell’Italia

Nel frattempo il dialogo tra Italia e Stati Uniti sul dossier web tax è ancora apertissimo. Secondo quanto riferisce l’agenzia Agi, Roma confida che l’incontro dell’inclusive frame work previsto la prossima settimana a Parigi con gli Stati Uniti possa registrare progressi verso una soluzione globale che viene ritenuta più appropriata. Dunque, l’imposta italiana, che non scatterà prima del febbraio 2021, è stata creata ad hoc tenendo conto dell’approdo di una soluzione globale.

I media sostengono che da qui ad allora proseguiranno i dialoghi “costruttivi” con gli Stati Uniti. In ogni caso la verità è che Italia e Regno Unito non hanno allo studio alcuna risoluzione permanente ed entrambi puntano all’introduzione della web tax.

Archiviata la guerra dei dazi con la Cina, adesso Trump è alle prese con la bizzosa Europa. Il tycoon, sempre a Davos, si è detto pronto a “un grande accordo” anche con l’Ue. Resta da capire in quali termini.

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