Coronavirus: in Cina la produzione gennaio-febbraio cala del 15,3%

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Crolla la produzione industriale in Cina a gennaio-febbraio a causa della crisi del coronavirus, che ha portato al blocco delle attività produttive negli sforzi per fermarne il contagio: il tonfo è del 13,5%, contro attese di +1,5% e il +6,9% di dicembre. Si tratta del primo calo da almeno i primi anni ’90, secondo l’Ufficio nazionale di statistica, fiducioso comunque che il Paese possa “raggiungere gli obiettivi economici” fissati per il 2020.

Le vendite al dettaglio in Cina sono crollate del 20,5% annuo nel periodo gennaio-febbraio, a fronte di attese dei mercati di un aumento dello 0,8% e della crescita dell’8% di dicembre. Si tratta, in base ai dati forniti dall’Ufficio nazionale di statistica, del primo tonfo mai registrato dalle rilevazioni, scontando i timori dei consumatori legati al coronavirus che ha portato nel Paese alla chiusura di centri commerciali, supermercati, ristoranti e cinema negli sforzi per contenere la diffusione dell’infezione.

Gli investimenti in attività fisse (Fai) in Cina hanno subito un tracollo del 24,5% annuo nei primi due mesi dell’anno, a 330 miliardi di yuan (50 miliardi di dollari circa), contro il +5,4% registrato nell’intero 2019 e il rialzo del 2,8% atteso di mercati. Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, si tratta del tonfo più pesante degli ultimi 30 anni con l’epidemia del Covid-19. Giù gli investimenti privati a -26,4% (+4,7% nel 2019) e pubblici a -23,1% (+6,8%), e quelli nelle industrie high-tech (-28,2%).

Sydney chiude -9,70%, peggior crollo dal 1987  – La Borsa di Sydney chiude la seduta con la peggiore perdita registrata in un singolo giorno dal 1987, dopo le mosse a sorpresa della Fed che ha tagliato i tassi di 100 punti base e ha varato un piano di quantitative easing da 700 miliardi di dollari: l’indice S%P/ASX 200 brucia 537,3 punti, a quota 5.002 (-9,70%).

Tokyo, chiusura in netto calo (-2,46%)  – La Borsa di Tokyo prosegue nella sua fase di contrazione, assestandosi ai minimi dal novembre del 2016, malgrado la decisione della Banca centrale del Giappone (Boj) di espandere la propria politica monetaria accomodante, mentre si fa sempre più minacciosa l’espansione del coronavirus a livello globale. Il Nikkei cede il 2,46% a quota 17.002,01 e una perdita di 429 punti. Sul mercato valutario lo yen tratta a 106,30 sul dollaro e sull’euro a 118,40.

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