Morto Albert Uderzo, disegnatore di Asterix

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Il cielo ci è caduto sulla testa. Il disegnatore Albert Uderzo, creatore, insieme a René Goscinny della celebra saga di Asterix e Obelix, è mortoieri in Francia, a Neuilly, per una crisi cardiaca (il Coronavirus non c’entra). Aveva 92 anni.

Un talento molto precoce
Autodidatta, Uderzo cominciò a collaborare alle riviste quando aveva meno di 14 anni, facendo disegni e occupandosi di impaginazione. Il sodalizio con lo sceneggiatore Goscinny inizia nel 1958, con le avventure di un piccolo pellerossa, Oumpah-Pah (sulla rivista ‘Tintin’), ma prende il volo l’anno successivo, nel primo numero della celebre testata ‘Pilote’, dove esordiscono Asterix e Obelix.

Il successo
I due guerrieri galli sono l’apice della sua carriera: gli albi venduti superano i 200 milioni di copie, Asterix è tradotto in oltre 110 lingue di tutto il mondo. Dei due, Uderzo ha sempre preferito Obelix: innanzitutto perché era stato lui a crearlo visivamente, poi perché ha sempre ritenuto gli assomigliasse. Il contesto precristiano, con i galli assediati dai romani, ma capaci di resistere alle armate di Giulio Cesare, era l’ideale per esaltare l’orgoglio francese (nel 1959 fu eletto presidente Charles De Gaulle, protagonista della Liberazione) prendendo contemporaneamente di mira le mode, i costumi, le storture, sia quelle comuni a tutti sia quelle appartenenti ai singoli popoli. Giocando, certo, anche con gli stereotipi. Si pensi, ad esempio, ad ‘Asterix e il Regno degli Dei’ (1971, poi diventato un cartoon nel 2014), feroce satira della cementificazione selvaggia dell’epoca; o ancora alle ‘Dodici fatiche di Asterix’ (1976), dove i due eroi si trovano persi nei meandri della burocrazia romana (non molto diversa da quella di oggi). Tantissimi i camei di attori, uomini politici e star, da Kirk Douglas a Jaques Chirac, da Mussolini a Jean Marais, ritratti con lo stile unico di Uderzo, capace di cogliere i tratti essenziali del carattere delle persone.

Un uomo di temperamento
Uderzo non aveva un carattere facile: nonostante l’innegabile successo di vendite (anche superiori al Tintin di Hergé) era risentito per un riconoscimento artistico che, a suo dire, gli veniva negato. Di fatto, era indignato dall’essere accostato alla “scuola belga” dei fumettisti degli anni Sessanta, esponenti della “ligne claire” di cui Hergé era maestro: “Ho imparato a disegnare dagli americani, non ho nulla di belga – ribatteva – né, malgrado le origini, di italiano”. Anche la sua decisione di continuare a disegnare Asterix dopo la morte di Goscinny, nel 1977, con una casa editrice propria (Albert-Rene) fu contestata, come se il suo ruolo fosse stato quello di un mero esecutore grafico al servizio dei testi del collega. Inoltre, non va dimenticato il braccio di ferro giudiziario e familiare – finito fortunatamente con una riconciliazione – con la figlia Sylvie, che nel 2011 aveva intentato causa per una presunta ‘circonvenzione’ del padre, che aveva appena venduto i diritti della sua creatura all’editore francese Hachette, che lo pubblica tuttora.

Il passaggio di consegne
Da tempo, del resto, Uderzo aveva scelto i successori suoi e di Goscinny, continuando a supervisionare il prodotto. Oggi, infatti, sono Jean-Yves Ferri (sceneggiatura) e Didier Conrad (disegni), a portare avanti, in modo sempre più convincente, le avventure dei galli. Dopo il debutto nel 2013, con ‘Asterix e i Pitti’ il trentacinquesimo albo a fumetti della serie, sono usciti, al ritmo di uno ogni due anni, ‘Asterix e il papiro di Cesare, ‘Asterix e la corsa d’Italia’ e, l’anno scorso, ‘Asterix e la figlia di Vercingetorige’. Tutti pubblicati in Italia da Panini Comics. Molteplici, poi, gli adattamenti al cinema, in live action (con Gérard Depardieu nei panni di Obelix) o con lungometraggi animati.

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