Coronavirus, Università di Pittsburg: “il primo vaccino supera la fase del test sugli animali”

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Si chiama “PittCoVacc”, che sta per Pittsburgh CoronaVirus Vaccine, ha l’ingombro di un cerotto delle dimensioni di un polpastrello e, nei topi, in due settimane ha prodotto anticorpi specifici per il Sars-CoV-2 “in quantità ritenute sufficienti a neutralizzare il virus”. Una condizione che ha indotto i ricercatori dell’istituto di Scienze della salute dell’Università di Pittsburgh a presentare all’ente regolatore dei farmaci degli Stati Uniti la richiesta di approvazione di un farmaco sperimentale per iniziare lo studio sull’uomo. Anche in questo caso è bene essere prudenti rispetto al potenziale vaccino: se lo studio rivelasse la sua capacità di eliminare il virus anche nell’uomo, non sarebbe comunque possibile immaginarne una diffusione immediata.

“I test clinici sui pazienti richiedono tipicamente almeno un anno”, dice Louis Falo, tra gli autore della ricerca e direttore del dipartimento di Dermatologia del prestigioso ateneo della Pennsylvania. Tuttavia, ammette Falo, “la situazione particolare che stiamo vivendo è nuova e senza precedenti, non sappiamo quindi quanto tempo richiederà il processo di sviluppo clinico. Le recenti revisioni ai normali processi ci suggeriscono la possibilità di un avanzamento più rapido”.

La nuova procedura ha guadagnato la pubblicazione su eBioMedicine, una rivista edita da Lancet: si tratta del primo studio, spiegano da Pittsburgh, pubblicato dopo aver ricevuto la revisione di scienziati di altri istituti. I ricercatori hanno potuto agire velocemente perché avevano passato al setaccio cause ed effetti delle precedenti epidemie di coronavirus. “Abbiamo lavorato in passato con l’epidemia di Sars-CoV, nel 2003, e Mers‐CoV nel 2014 – afferma Andrea Gambotto, origini pugliesi, coautore dello studio, in forza al Dipartimento di genetica molecolare e biochimica dell’Università di Pittsburgh -. Questi due virus, strettamente connessi al Sars-CoV-2, ci insegnano che una particolare proteina, chiamata spike, è importante per indurre l’immunità contro il virus. Sapevamo esattamente dove combattere questo nuovo virus”.

Dunque, un altro potenziale vaccino sfiderà il virus che ha messo in ginocchio i sistemi sanitari di mezzo mondo. Rispetto all’altro vaccino in sperimentazione sempre negli Usa, chiamato mRna-1273, per il quale sono cominciati i trial sull’uomo lo scorso 16 marzo, il vaccino di Pittsburgh “segue un approccio più consolidato, utilizzando frammenti di proteine virali creati in laboratorio in grado di sviluppare l’immunità”; proprio come gli attuali vaccini antinfluenzali che funzionano in maniera analoga. E la somministrazione, che sfrutta un cerotto con 400 minuscoli aghi che rilasciano frammenti della proteina “spike” attraverso la cute, riprende un metodo utilizzato per il vaccino antivaiolo.

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