Usa, 57 anni dopo si lotta ancora per tenere vivo il sogno di Martin Luther King

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“Io ho un sogno, i figli di quelli che erano schiavi ed i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fraternità”. Diceva così Martin Luther King nel suo celebre discorso tenutosi a Washington il 28 agosto del 1963, quando migliaia di persone si recarono nella capitale Usa per far valere i loro diritti di fronte il Lincoln Memorial.

Sono passati 57 anni da allora e nonostante il tempo abbia cambiato i nostri modi di vivere e la multietnicità abbia permesso una maggiore tutela nei confronti degli uomini di colore, il sogno di Martin Luther King non si è ancora realizzato a pieno. A dimostrare tale tesi sono gli scontri e le proteste che in questi giorni hanno caratterizzato gli Stati Uniti, che dal giorno in cui George Floyd è stato ucciso dalla polizia, hanno fatto sentire la loro voce in tutta l’America.

Era il 20 gennaio 2009 quando Barack Obama divenne il primo Presidente degli Stati Uniti afroamericano e in molti dopo la cerimonia di insediazione sostenevano che il sogno di Martin Luther King si era realizzato, non solo i figli dei padroni e degli schiavi potevano sedere assieme ai tavoli della fratellanza, ma adesso il primo cittadino d’America era pure di colore.

Eppure il 25 maggio 2020, 11 anni dopo questo storico evento, arriva il turno di George Floyd, nuova scintilla di una protesta che da quasi due settimane sta sconvolgendo nuovamente gli Stati Uniti. No, il sogno di Martin Luther King non si è ancora realizzato, poiché oggi, 6 giugno 2020, viene scoperto un nuovo video: un afroamericano morto dopo essere stato fermato da alcuni agenti a Tacoma, nello stato di Washington.

Il video risale al 3 marzo e sarebbe stato pubblicato oggi da una donna che tra l’altro prega gli agenti di smetterla di infierire, anche se secondo la falsa ricostruzione dei fatti, in contrasto con quello che confermano oggi le immagini, sarebbero state le forze dell’ordine a subire l’aggressione.

Non possiamo non citare inoltre un ulteriore video che vede un attivista 75enne di origini italiane spinto a terra dai poliziotti. L’uomo adesso si trova in ospedale in condizioni gravi, mentre gli agenti sono stati sospesi in attesa di ulteriori indagini. Nonostante il sogno di Martin Luther King non si sia ancora realizzato a pieno, si può tranquillamente evincere come la voce di quest’uomo rimbombi ancora più forte nella mentre degli afroamericani, probabilmente mai come oggi.

In virtù di ciò oggi si tornerà a Washington, esattamente dove Martin Luther King 57 anni fa tenne il suo celebre discorso “I have a dream”. Fino a un milione di persone è atteso nella capitale degli Stati Uniti in quella che sembrerebbe destinata ad essere una delle marce più grandi svoltesi nella storia della capitale statunitense.

Una manifestazione contro il razzismo e contro i metodi della polizia violenta, ma di cui ancora, a poche ore, non si conoscono i dettagli. Intanto su Twitter è stato lanciato l’hashtag #1MillionDCSaturday per mobilitare più persone possibile. “Abbiamo informazioni – ha detto il capo della polizia del District Of Columbia Peter Newsham – che l’evento di sabato sarà uno dei più grandi mai svolti”. Secondo informazioni che circolano sui social media, la marcia dovrebbe iniziare alle due del pomeriggio ora locale (le 20 in Italia).

Intanto il 28 agosto, data esatta del 57esimo anniversario dal celebre discorso di Martin Luther King, si tornerà nuovamente a Washington per ricordare ancora una volta l’importanza di quelle parole e dei diritti degli uomini di colore, specialmente in un periodo dove già da oggi è prevista una lunga marcia proprio nel medesimo luogo. A presiedere l’appuntamento estivo sarà il reverendo Al Sharpton, uno dei massimi leader dei diritti civili della comunità afroamericana, che durante i funerali di George Floyd a Minneapolis ha chiamato a raccolta neri, bianchi, latini, arabi per dire basta alle ingiustizie e ad ogni forma di discriminazione. “Il 28 agosto, il giorno del 57/o anniversario della marcia su Washington – ha detto Sharpton – torneremo a Washington.

Sebbene il sogno di Martin Luther King non si sia ancora realizzato, oggi sulla base di quelle storiche parole, c’è ancora chi quel sogno lo tiene vivo e lotta contro gli abusi di potere e contro gli eserciti per far rispettare una libertà che con il passare degli anni deve essere ribadita e tenuta stretta come bene più prezioso.

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