La Task Force di Colao fa ridere i polli: l’ennesimo figlio di papà chiamato a fare l’esperto

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Nei due mesi di buio totale trascorsi a casa per via dell’emergenza coronavirus abbiamo avuto tra le mani diverse tematiche legate al futuro. Giornali, televisioni e semplici discussioni familiari hanno avuto come tema centrale il modo in cui la nostra Italia sarebbe dovuta ripartire. Non abbiamo fatto altro che parlare di sanità, di lavoro, di imprese e di morte del turismo, ascoltando le lamentele dei dipendenti e guardando in tv l’opposizione che pensa solo a rubare la poltrona e utilizzare Roma come luogo di assembramenti il giorno della festa della Repubblica.

Durante le famose conferenze del Premier Conte in collegamento da Palazzo Chigi abbiamo atteso per giorni tutti i dettagli sui provvedimenti che si sono poi sviluppati, ma uno dei punti di fondamentale importanza lo abbiamo avuto nel momento in cui quest’ultimo ha annunciato la famosa Task Force composta da ben 450 esperti. Alla guida di questa super raccolta di cervelli il premier ha messo Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone dal 2008 al 2018, con tanto di laurea alla Bocconi e Master ad Harvard.

Queste sono state le parole di Giuseppe Conte nell’annunciare la creazione della task force: “per il gruppo di esperti, ho firmato il relativo decreto, che conterrà varie professionalità: sociologi, psicologi, esperti dell’organizzazione del lavoro, manager. Dialogheranno con il comitato tecnico scientifico, in modo da avere la possibilità di modificare le logiche dell’organizzazione el lavoro sin qui consolidate, di ripensare alcuni radicati modelli organizzativi fin qui pensati. Dobbiamo immaginare nuovi modelli organizzativi più innovativi in modo che tengano conto della qualità della vita”.

Il motivo per cui Conte avrebbe scelto Colao sarebbe legato all’esperienza internazionale di quest’ultimo, anche se poco dopo la conferenza si era già scatenato un putiferio da parte di tutti coloro che credevano che questa benedetta Task Force fosse stata pagata per eseguire questo lavoro di ripresa, ma poco dopo diverse fonti hanno rivelato che tale impegno sarebbe stato totalmente gratuito.

Due mesi dopo l’Italia sta ripartendo, le imprese hanno ripreso da poco la loro attività, i pub dopo il virus ritrovano un vecchio nemico, quello dell’inciviltà di coloro che distruggono vasi, si tirano sedie in testa e disturbano la quiete pubblica, mettendoli in difficoltà con le forze dell’ordine.

In un contesto ricco di caos, guerriglie e razzismo la consegna di questo fatidico lavoro è arrivata a Palazzo Chigi, ma allo stesso tempo è stata pubblicata in anticipo da diversi giornali, provocando la furia di Giuseppe Conte (come quando le bozze dei vari decreti di questi mesi venivano pubblicate in anticipo). 

Tale documento vede la sua suddivisione in 6 aree, ovvero: 

1)IMPRESE E LAVORO

2)INFRASTRUTTURE E AMBIENTE

3) TURISMO, ARTE E CULTURA

4) ALLEANZA TRA CITTADINI E IMPRESE

5) ISTRUZIONE, RICERCA E COMPETENZE

6) INDIVIDUI E FAMIGLIE

Queste 6 aree rappresentano in parte quello che è l’indice del lungo documento della Task Force, ma andando a leggere tutte le pagine, in oltre 212 provvedimenti non c’è davvero nulla di rilevante, o almeno nulla che non sia stato già discusso nei giornali o nei programmi tv dedicati all’argomento. Alla fine gli esperti hanno semplicemente rilevato le stesse tematiche che ormai da mesi erano ribadite da ogni cittadino medio in difficoltà e che circondavano allo stesso tempo ogni fonte di informazione. L’unico a trarre davvero vantaggio è stato Vittorio Colao, che adesso nel suo curriculum oltre a una laurea alla Bocconi e un Master ad Harvard con tanto di esperienza lavorativa presso la Morgan Stanley di Londra, può allegare il suo inutile documento.

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