Luigi Conte XVI convoca gli “Stati Generali”: e adesso si attende solo la Rivoluzione

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Dopo oltre 400mila posti di lavoro persi per sempre durante l’emergenza coronavirus in Italia, con tanto di imprese fallite e soldi dell’Inps assegnati con criteri di un non vedente (con tutto il rispetto per i non vedenti), siamo di fronte all’ennesima scusa posta da questo Governo, diventato ormai una barzelletta. Dopo la totale inutilità della Task Force proposta da Vittorio Colao e i suoi amici sociologi, il Premier Conte si è inventato l’ennesima scusa per rimandare provvedimenti che non arriveranno mai, rievocando addirittura un evento che ha visto la luce per la prima volta nel 1302, ovvero i famosi “Stati Generali”.

Chi è specializzato in storia (o si ricorda qualche lezione risalente ai tempi della scuola), saprà benissimo che gli “Stati Generali” risalgono al regno di Francia, che con Filippo IV ha inaugurato queste famose riunioni tra clero, aristocrazia e rappresentanti del popolo. L’ultima volta che tale evento è stato realizzato risale al 1789, con Luigi XVI che nel luglio dello stesso anno vide scoppiare la Rivoluzione Francese. La domanda a questo punto è lecita: quanta pazienza avranno ancora gli italiani prima che scoppi nuovamente una rivoluzione entro la fine di questo maledetto 2020?

Di certo il finale dell’ultima convocazione degli “Stati Generali” (ovvero la Rivoluzione Francese), non dovrebbe essere sicuramente di buon auspicio, motivo per cui risulta difficile capire il motivo per cui Conte utilizzi questo termine per parlare di un incontro che vede protagonisti rappresentanti del Governo, dell’Opposizione e delle parti sociali (sindacati, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura e Pmi). Forse il premier ha finalmente capito che stiamo impazzendo tutti?

Ora che il lavoro dei famosi esperti è stato pubblicato in anticipo dai giornali e Conte è rimasto con le carte scoperte sul tavolo, serviva sicuramente una scusa e la scelta è caduta su questa “new version” degli “Stati Generali” che si terranno da giovedì 11 giugno, per tre giorni, presso Villa Pamphili a Roma.

Il fatto che questo Governo sembrerebbe rimandare sempre gli impegni, utilizzando parole come “faremo, costruiremo, investiremo ecc.” senza mai portare uno di questi verbi all’atto pratico, inventandosi anche “Task Force” e “Stati Generali” che al cittadino non hanno portato alcun tipo di vantaggio, ci fa capire che siamo destinati a vivere tempi ancora più difficili del passato. Mentre la gente vive nella speranza di poter tornare a spaccarsi la schiena per guadagnare due spicci, la nuova aristocrazia gioca a “chi c’è l’ha più grosso” nei lussuosi palazzi romani, completamente fuori dal mondo. Il nostro mondo.

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