La statua di Montanelli imbrattata da studenti ignoranti

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Il 22 giugno 2006 la statua di Indro Montanelli, costruita da Vito Tongiani veniva inaugurata a Milano all’interno del parco dei Giardini Pubblici di Porta Venezia a 5 anni dalla sua morte. Da quel momento non c’è stata pace per questa scultura dal grande valore, che già nel 2012 ha iniziato a subire i primi danni, poiché ai tempi proprio davanti alla struttura è stato posizionato un finto ordigno composto da due pile e un candelotto. Come se non bastasse in quell’occasione la statua è stata rigata con della vernice rossa.

La contestazione che ha sempre creato disguidi riguarda proprio i trascorsi di Montanelli in Abissinia, dove fu volontario della guerra coloniale voluta da Benito Mussolini. Come se non bastasse nel 2019, durante una manifestazione femminista, la statua è stata pitturata completamente di rosa, mentre proprio ieri in una occasione che secondo alcune fonti è legata alle proteste per George Floyd, la scultura è stata nuovamente imbrattata con la vernice rossa.

Proprio per quanto riguarda l’ultimo episodio in cui la statua di Indro Montanelli è stata imbrattata, la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per tale gesto, che sarebbe stato un atto rivendicativo della rete di studenti Milano Lume (Laboratorio universitario metropolitano), che attraverso la pubblicazione di un video hanno fatto vedere i momenti salienti dell’ignorante gesto.

La verità è che il triste destino di questa statua è quello di essere sempre presa di mira durante manifestazioni e contestazioni, che automaticamente si trasformano in rabbia che viene sfogata nel posto sbagliato. Il monumento di Indro Montanelli per la figura che rappresenta e per la storia che si porta dietro, dovrebbe essere inserito tra i più importanti di tutto il capoluogo lombardo e di tutta l’Italia.

Ciò che fa davvero scalpore è una frase del buon Montanelli, ovvero: “i monumenti sono fatti per essere abbattuti”. Chissà che cosa direbbe adesso dopo l’ennesimo atto vandalico e dopo la richiesta di abbattimento al sindaco Sala. Le associazioni che si sono impegnate nel compiere tale gesto hanno motivato così questo provvedimento: “il giornalista, oltre ad aver portato avanti una strenua campagna di apologia del fascismo, si arruolò volontariamente durante la campagna etiope, una campagna colonialista e schiavista. Qui comprò una ‘faccetta nera’ di nome Destà, una ragazza etiope di soli 12 anni, che usò senza ripensamenti come un vero e proprio giocattolo sessuale. Chiediamo, ad alta voce e con convinzione, l’abbattimento della statua a suo nome”. 

Ciò che molti ignoranti non capiscono è l’importanza che ha avuto Montanelli nel mondo del giornalismo italiano del 900 e nella storia del nostro paese. Uomo di immensa cultura che era in grado di scrivere in modo divino, Montanelli fondò “Il Giornale” dopo aver trascorso 40 anni al Corriere della Sera.  Il suo modo libero di scrivere e di far valere sempre e solo la verità dai suoi articoli era scomodo per tutti coloro che avevano qualcosa da nascondere e per questo motivo la statua è stata eretta a nei giardini pubblici di Porta Venezia, dato che proprio in tale luogo Montanelli venne gambizzato nel 1977 dalle Brigate Rosse.

Quest’ultimo inoltre nel 1991 ha rifiutato la nomina a Senatore a vita offertagli da Francesco Cossiga, che allora era Presidente della Repubblica. Per motivare tale rifiuto, Montanelli ai tempi affermò: “non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza. Purtroppo, il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente che mi impedisce di accettare l’incarico“.

Il modo in cui Montanelli ha sempre combattuto per la libertà di Stampa, lo stile della sua scrittura e dei suoi racconti sono tutt’ora oggi segno di orgoglio per la nostra terra. Valori che oggi si sono persi nel turbine del web, che risalta sempre il peggio della nostra società e tende a distruggere i pochi esempi buoni che ci insegnano che la nostra vita può ancora avere un senso nel momento in cui riusciamo a lasciare qualcosa dopo la nostra morte.

Se come diceva Montanelli “i monumenti sono fatti per essere abbattuti”, la storia che ci portiamo dietro e ciò che abbiamo fatto in vita sono aspetti che non potranno mai essere eliminati da un gruppo di studenti depensanti che trovano inusuali modi per sfogare la loro rabbia repressa.

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