Dal 1916 la psicosi americana sulla pericolosità degli squali mentre l’uomo distrugge il pianeta

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La paura americana degli squali iniziò nell’estate del 1916, quando durante un periodo di 10 giorni quattro persone furono uccise in mare al largo del New Jersey e una rimase gravemente ferita. Secondo il conservatore e scrittore William McKeever, “gli eventi hanno innescato l’isteria di massa e la prima caccia allo squalo nella storia”.

L’idea di un “grande bianco squilibrato, mangiatore di uomini in libertà” era stata piantata nella psiche americana e alla fine avrebbe ispirato il romanzo “Lo squalo” di Peter Benchley del 1974, che ha venduto 20 milioni di copie – seguito poi dal famoso film di Steven Spielberg.

Il pregiudizio sbagliato secondo cui “gli squali come specie non sono altro che mangiatori di uomini assetati di sangue, predatori con la sola voglia di uccidere” è ampiamente creduto, anche se la realtà è profondamente diversa. Come mostra McKeever, che nel suo libro “Emperors of the Deep” (Gli imperatori degli abissi), uscito il 25 giugno del 2019, gli squali sono coloro che hanno molto di più da temere rispetto a noi, che attualmente uccidiamo tra i 100 e i 273 milioni di animali all’anno per carne, pelle, pinne, fegato e cartilagine, senza considerare i danni collaterali derivanti dalla pesca del tonno, che Greenpeace descrive come “un’industria fuori controllo”.

Per ogni 10 tonni catturati, vengono uccisi cinque squali. Secondo McKeever, il metodo di pesca utilizzato per catturare il tonno (una linea lunga fino a 100 miglia coperta da ami) è “sadico”: le navi da pesca “sono veramente armi di distruzione di massa in alto mare”.

In questo appello a rispettare la vita nei nostri oceani e in particolare gli squali, McKeever descrive come questi ultimi affrontano oggi la più grave minaccia alla loro esistenza in tutta la loro storia di 450 milioni di anni. La loro condizione dovrebbe riguardare tutti noi, poiché come predatori sono vitali per la salute e la diversità degli oceani.

McKeever si concentra su quattro delle circa 500 specie di squali: mako, tigre, testa di martello e il celebre squalo bianco, definito come “l’abitante più misterioso e incompreso dell’oceano”.  Per quanto riguarda gli squali lo scrittore ha scoperto molti fatti sorprendenti: “la mascella di uno squalo tigre genera una forza di tre tonnellate per centimetro quadrato, pari al peso di due auto; i grandi bianchi percorrono incredibilmente lunghe distanze e uno di loro è stato rintracciato mentre viaggiava dal Sudafrica all’Australia in linea retta, macinando 6.800 miglia in 100 giorni, il viaggio più lungo conosciuto di qualsiasi pesce al mondo”.

Ma il messaggio chiave che Mckeever ha voluto mandare all’interno del suo libro è che, nonostante la loro temibile reputazione, gli squali sono attualmente una specie estremamente vulnerabile e che raramente attaccano gli umani. La popolazione globale del grande martello è diminuita dell’80% negli ultimi 25 anni. 

Gli squali sono i grandi sopravvissuti della natura, ma il numero di grandi bianchi è diminuito del 75% negli ultimi 15 anni. Charles Darwin ha scritto che “l’amore per tutte le creature è l’attributo più nobile dell’uomo”. McKeever sostiene che dobbiamo estendere il nostro amore agli squali, o un giorno gli oceani non saranno più onorati della loro bellezza e imponenza uniche.

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