Il Regno Unito, quale futuro?

Analisi di Riccardo Cacelli

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Londra – Mentre il Regno Unito (ancora per quanto?) ha cominciato questa mattina a somministrare le prime dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca ed ieri il primo ministro britannico Boris Johnson ha ribadito la sua opposizione allo svolgimento di un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese definendolo: “Nella mia esperienza, i referendum in questo paese non sono eventi particolarmente felici, e dovrebbero essere consentiti solo una volta per generazione”” gli analisti di piolitica ed economia stanno cercando dic apire il futuro di questo Paese.

Nei giorni scorsi Il governo britannico ha deciso che tutte le scuole elementari di Londra resteranno chiuse fino al 18 gennaio a causa dei numeri preoccupanti sulla diffusione nella capitale del Covid-19. Il provvedimento del ministro all’Istruzione, Gavin Williamson, non e’ stato accolto favorevolmente dal principale sindacato degli insegnanti britannici, il National Education Union (Neu), riunito d’urgenza ha chiesto la chiusura di tutte le scuole d’Inghilterra.

Mary Bousted, segretaria del Neu, ha dichiarato che il governo deve chiudere tutte le scuole in Inghilterra, sul modello di quanto fatto in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, prima che l’infezione vada “fuori controllo”.
Per il sindaco di Londra, Sadiq Khan, il governo ha “finalmente fatto una cosa sensata e compiuto una conversione a U” sulla decisione precedente, allargando la chiusura a tutta la capitale.

Sul fronte dei trasporti post-Brexit a Dover non ci sono, al momento, code né intoppi gravi.
Ma ritardi e disagi per tir e merci sembrano solo rimandati di qualche giorno, quando il traffico riprenderà a pieno regime.

Diverse aziende britanniche hanno preferito sospendere i servizi nella prima parte di gennaio, in attesa di maggiore chiarezza sui nuovi controlli doganali. La mancata introduzione di dazi, tariffe e quote, non ha potuto pero’ evitare sostanziali cambiamenti pratici e procedurali nel trasferimento dei prodotti, sotto forma di verifiche e documenti d’accompagnamento. Misure burocratiche a cui il Regno Unito per ora non attua, ma che invece l’Ue iha inbtrodotto immediatamente, per un costo amministrativo complessivo di circa 8 miliardi di euro all’anno a carico degli esportatori britannici.
Le sanzioni per i trasgressori vanno da multe di 350 euro sino al divieto di transito.
; mentre sarà il trascorrere dei mesi a misurare la portata dei contraccolpi più generali per l’isola e per il governo Tory di Boris Johnson: alle prese fin da subito con le rinnovate istanze secessioniste della Scozia e, più marginalmente, con le bizze d’un padre eurofilo che lo imbarazza una volta di più chiedendo la doppia cittadinanza francese.

Se al momento sul fronte dei trasporti il governo UK può tirare un sospiro di sollievo, è il futuro del Regno a tornare d’attualità con delle incognite sul settore servizi finanziario della City, sull’immigrazione, sui movimenti personali, sulle università, sull’industria musicale, sul business dello sport e la cooperazione fra polizie.

Se a questo si aggiunge il famoso tweet della first minister indipendentista scozzese e leader nazionalista dell’Snp, Nicola Sturgeon: “La Scozia tornerà presto, Europa. Tenete la luce accesa“, con la foto provocatoria della scritta ‘Europe-Scotland’ proiettata la notte di Capodanno sulla facciata della sede della Commissione a Bruxelles.

E per finire, aggiungiamo la scelta del padre di Boris Johnson, Stanley da sempre pro Remain, che ha annunciato a stretto giro di voler chiedere un secondo passaporto francese in virtù dei natali di sua madre Irene Johnson, conosciuta come Granny Butter (nonna paterna di Boris).

Se il buongiorno si vede dal mattino………
Riccardo Cacelli

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