Provenzali, “La maggioranza incapace di dare certezze ai più deboli”

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Firenze –  I Consiglieri regionali di Forza Italia-PdL, Leopoldo Provenzali ed Annamaria Celesti, componenti della Commissione “Sanità”, hanno espresso voto contrario alla proposta di legge presentata ieri in Consiglio regionale sull’Istituzione di un fondo regionale per la non autosufficienza. “Ci saremmo aspettati – hanno dichiarato i due esponenti azzurri – che i 28 milioni di euro destinati al Fondo fossero soldi investiti davvero in un concreto progetto che garantisse certezze e facilità di accesso ai servizi e che ponesse al centro la persona non autosufficiente con tutti i suoi diritti, a partire da quello della libertà di scelta, mettendola in condizione di sviluppare pienamente le sue potenzialità per essere utile a sé stessa ed agli altri anche attraverso l’assunzione delle proprie responsabilità. Invece – continuano Provenzali e Celesti – prendiamo atto che, ancora una volta, la maggioranza non è riuscita a superare gli obsoleti schemi ideologici e continua ad investire risorse sul sistema creando nuovi sportelli come i “Punti Insieme” e gli “Sportelli Unici di Accoglienza” (SUA) e un nuovo accertamento attraverso le Unità di Valutazione Multidisciplinari (UVM), senza tener conto che già oggi le valutazioni socio-sanitarie stabilite dalle leggi in vigore a cui i disabili devono sottoporsi, sono ben 18. Tutto questo in barba alla semplificazione burocratica. I disabili non hanno bisogno di nuovi sportelli ed uffici pubblici dove fare nuove file, ma necessitano di servizi adeguati alle loro esigenze.

Avrebbe dovuto essere – spiegano Provenzali e Celesti – l’occasione perché la Regione Toscana ponesse le basi di un nuovo Welfare capace di garantire equità di accesso ai servizi e di fornire risposte ai diversi bisogni della società che nel caso della non autosufficienza, significa offrire servizi alla persona, affidando a lei ed alla sua famiglia autonomia decisionale tra un’ampia rete di servizi accreditati ed economica attraverso un bonus. Solo così infatti – concludono Provenzali e Celesti – si sarebbe potuto garantire l’universalità, associandola alla personalizzazione ed anche della selezione dell’intervento, perché i bisogni non si presentano nello stesso modo per tutte le persone e si sarebbe potuto realizzare quel potenziamento dell’assistenza domiciliare come alternativa reale alla istituzionalizzazione e al ricovero, declinando finalmente in maniera innovativa la sussidiarietà orizzontale”.

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