Confindustria Toscana, Mansi: “si deve avviare la fase del fare e del fare in fretta”

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“È difficile non premettere, ad ogni nostro ragionamento, il quadro di pesante crisi che stiamo attraversando. La crisi morde e purtroppo continuerà a mordere. Non è il ‘pessimismo dei corvi’; è il realismo non rassegnato (sottolineo ‘non rassegnato’) di chi lavora dentro le imprese”.
E’ iniziato così l’intervento della presidente di Confindustria Toscana, Antonella Mansi, al convegno di oggi a Petriolo. “In questi mesi si è parlato molto di misure anticrisi. Gli investimenti in infrastrutture sono misure anticrisi, non solo per il loro carattere anticiclico – perché sono acceleratori di Pil -, ma perché ci metteranno in condizione di agganciare meglio la ripresa, quando si presenterà. E, attenzione, non mi riferisco solo alle grandi infrastrutture: ce ne sono di minori, subito cantierabili, a cui bisogna mettere mano”, ha detto ancora Mansi. “Perché – oggi più che mai – il lavoro difficile, molto difficile delle imprese, può essere vanificato da ciò che succede fuori dai nostri cancelli, dove i deficit ed i costi esterni determinano chi sta dentro e chi sta fuori dal mercato”.
“Noi viviamo in una regione che ha impostato la propria programmazione territoriale nell’ottica di una grande realtà policentrica, dove operano tre grandi aree che contribuiscono in modo determinante allo sviluppo della regione – ha proseguito la presidente degli industriali toscani -. Non possono esserci aree che tirano e aree che frenano, altrimenti ne farà le spese la crescita di tutti. E la Toscana del sud va messa meglio in rete con se stessa, con il resto della regione, e con il mondo: l’economia ha bisogno di muoversi e per muoversi c’è bisogno di porte, non di ’imbuti’. Ecco le questioni infrastrutturali che sono ancora aperte”.
“Ai nostri porti – ha aggiunto Mansi – è richiesta una capacità di fare sistema per uno sviluppo complementare, ma non concorrenziale. Possiamo inserirci in un mercato già presidiato solo coordinandoci. Agli aeroporti, visti però in un’ottica di sistema regionale, fortemente integrato, che si sviluppi secondo le specificità di ciascuno scalo per coprire l’intera domanda di traffico, anche cargo, della nostra regione. E poi, soprattutto infrastrutture viarie, in particolare le due grandi arterie di valenza nazionale che sono ‘Due Mari’ e ‘Tirrenica’, senza le quali lo sviluppo della costa e della Toscana del sud continuerà ad interrompersi a sud e ad est.
Sull’una e sull’altra diciamo con chiarezza che il sistema economico non è disponibile a tollerare ulteriori ritardi. Lo dico a chi ragiona con la testa rivolta al campanile e non al mondo, come avviene in certi lotti della Due Mari. Tutti i soggetti pubblici coinvolti, a livello nazionale e locale, devono prendersi impegni definitivi sulla conclusione della definizione del tracciato, e sui tempi di avvio dei lavori”.
“Lo dico ancora più forte nel caso della Tirrenica – ha sottolineato ancora Antonella Mansi – Siamo confortati dal fatto che Regione e Ministero sono esattamente su questa lunghezza d’onda. E se per il tratto aretino della Due Mari possono esserci problemi di finanziamento, si verifichi il ricorso al project financing”.
“Alla politica – ha concluso la presidente degli industriali toscani – chiediamo che lo sviluppo esigente sia al primo posto dei programmi elettorali per le prossime amministrative: sviluppo esigente che vuol dire anzitutto infrastrutture. A Grosseto, ad Arezzo, a Siena – come in tutta la Toscana – oggi dobbiamo lavorare insieme su questa richiesta di ‘sviluppo esigente’, perché la vera priorità che oggi la Toscana del sud e tutta la Toscana hanno di fronte – oggi più che mai – si chiama re-industrializzazione”.