Imprese, è allarme costi

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Fare impresa all’Elba è un’impresa. Potrebbe sembrare un gioco di parole. Ma non è così. L’isolanità incide, e non poco, nei costi delle aziende, qui più brave che altrove a far quadrare i conti. Per crederci basta un esempio. Al signor Rossi si guasta il quadro elettrico che controlla un pozzo dal quale emunge acqua per la propria attività. Chiama il tecnico di fiducia e si scopre che un pezzo deve essere sostituito. Ma il pezzo di ricambio, nel magazzino del tecnico elbano non c’è e il signor Rossi non può restare per giorni senza acqua in attesa che dal continente arrivi ciò che serve per la riparazione. Il tecnico si arma allora di buona volontà e manda un proprio operaio a acquistare il ricambio direttamente dal fornitore a Firenze. Il prezzo, da listino, è 20 euro, ma considerando il viaggio e il costo dell’operaio, quando quel minuscolo apparecchio elettronico che serve a far tornare l’acqua a casa Rossi sbarca all’Elba al tecnico elbano è costato 207 euro. Una cifra che il tecnico non potrà far pagare al proprio cliente (rischierebbe di perderlo per sempre) ma di cui si farà direttamente carico, cercando di riassorbirla nella gestione della propria attività. Un caso limite, ma non così infrequente, come spiega il presidente della Cna elbana, Maurizio Serini. «Fare impresa all’Elba – afferma Serini – costa non meno del 10% in più rispetto alla stessa tipologia di attività che opera in continente». I costi del traghetto incidono su tutta la filiera: dai materiali per la lavorazione, alle materie prime (gpl o gasolio) indispensabili per fornire energia alle aziende, alla commercializzazione del prodotto finale «che ovviamente ha un costo maggiore – continua Serini – considerando il fattore “x” dell’insularità». Qualcosa per ridurre i costi sulle spalle degli imprenditori elbani si può fare. Ne è convinta la Cna che sul tavolo delle trattative con gli enti locali ha posto la creazione di una stazione logistica per le merci a Portoferraio «che significherebbe – continua Serini – un minor impatto, in termini di transito di mezzi pesanti, anche per il territorio che certo non ha strade in grado di sopportare il traffico attuale di camion e tir». Un progetto del quale ragionare ora, più che mai, in vista della riorganizzazione dei servizi marittimi legati alla privatizzazione della Toremar. «Una fase – conclude il presidente di Cna – nella quale riflettere anche sulla separazione dei servizi di trasporto passeggeri da quelli per il trasporto merci, cercando così di risparmiare anche sul costo delle navi».

Valentina Landucci, da “Il Tirreno-Elba”, novembre 2009