Ecomostro di Procchio, quale il suo futuro?

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Visto così, da lontano, appena svolti sulla curva di Procchio, un centinaio di metri prima del bivio per Campo nell’Elba, potrebbe anche sembrare un cantiere fermo per la pausa domenicale. Ma basta procedere di qualche metro perché l’edificio, abbandonato ormai da 8 anni, sveli tutto il suo degrado.
Gli ambientalisti, prima ancora del terremoto giudiziario che ha sconvolto l’Elba nella lontana estate del 2003 e portato alla sbarra amministratori, imprenditori e prefetti, lo avevano ribattezzato ecomostro: 7mila 500 metri cubi di cemento per ospitare uffici, negozi, garage e appartamenti nel bel mezzo di un’area alluvionale.
Il rischio vero, oggi, dopo la chiusura del processo, tra condanne e assoluzioni, è che questa ferita aperta in mezzo ad una delle località turistiche più chic dell’isola si incancrenisca. Una piaga alla quale ci si abituata. Un aborto lasciato a marcire nell’indifferenza.
Non sono bastate le ultime elezioni e le promesse della campagna elettorale a smuovere la situazione. Al momento l’unica cosa certa è che il nuovo sindaco, Anna Bulgaresi, si è affidata ad un legale che, su incarico del Comune, dovrà capire cosa l’amministrazione può fare per scrivere la parola fine, anche dal punto di vista urbanistico, su questa vicenda. Abbattere la costruzione? Cambiare la destinazione d’uso di quell’area? Sanare le irregolarità e far ripartire i lavori? Domande, ad oggi, senza risposta.
Ciò che resta del centro servizi in costruzione a Procchio sono pareti annerite dalla muffa, pilastri arrugginiti, rifiuti. L’unica cosa che si muove intorno a questa cattedrale nel deserto è la natura: cespugli spinosi che man mano si fanno strada tra i blocchi di cemento. Una struttura fatiscente che, a ogni temporale, sprofonda un po’ di più nella melma, scompare dentro pozzanghere più simili a delle piscine. Il peggior biglietto da visita di questo pezzo di isola: tutt’intorno d’estate è un via vai di turisti, ospiti più o meno illustri degli alberghi di lusso e dei locali che circondano l’ecomostro. E’ così dall’ottobre del 2003, da quando prima i cittadini – simbolicamente – e poi e forze dell’ordine – Forestale e Guardia di Finanza – hanno messo sotto sequestro l’area sulla quale, in base ad un piano di lottizzazione che risale orami a 11 anni fa, avrebbe dovuto svilupparsi una struttura d’eccellenza, necessaria per la crescita economica del territorio. Di quei bei progetti resta solo il degrado e l’immobilismo, reale o apparente che sia, di un territorio.

Valentina Landucci, da “Il Tirreno” di Livorno, 01 febbraio 2010