Legambiente costretta a fare dietrofront sulla barca sospetta in acque protette

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Una gaffe, proprio di quelle da incorniciare o da mandare a “Paperissima”. Legambiente, sempre così attenta a conservare il patrimonio naturale dell’arcipelago toscano, aveva segnalato un’imbarcazione in acque proibite. Cosa ci stava afare quella barca sospetta? Forse pscatori di frodo? O cercatori di tesori sommersi? Niente di tutto questo. La barca aveva tanto di autorizzazione e Legambiente è stata costretta a far rientrare le corazzate dei media (l’Ansa si era gettata a piedi uniti sulla notizia!), chiedendo umilmente scusa. La barca non era altro che un mezzo regolarmente autorizzato a stare lì per ricerche scientifiche.
A precisare l’accaduto è il Parco dell’Arcipelago, a cui spetta il rilascio delle autorizzazioni delle visite sull’isola, anche con imbarcazioni private, per ricerche scientifiche e di studio. Non solo la barca alla fonda nel golfo della Botte era autorizzata ma aveva già subito un controllo da parte del Corpo forestale, di stanza sull’isola 12 mesi l’anno proprio allo scopo di prevenire sconfinamenti da parte dei natanti nell’area protetta. Cosa è successo allora per giustificare l’immediata denuncia dell’associazione ambientalista, peraltro sollecitata da alcuni turisti a spasso – stavolta regolarmente – per l’isola? Probabilmente un difetto di comunicazione e forse anche un po’ troppa burocrazia.

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