È in edicola il libro «Signum» dell’architetto Silvestre Ferruzzi

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Poggio (Isola d’Elba) – Un testo sulla toponomastica dell’Elba occidentale, uno strumento di ricerca per chi intenda avvicinarsi allo studio degli antichi nomi delle località dell’isola. Il volume, che si articola in due parti geograficamente distinte, getta nuova luce su decine di toponimi inediti dal Medioevo al Cinquecento, riscoperti dall’Autore tramite lunghe ricerche nell’Archivio Storico di Marciana, prezioso contenitore della memoria storica e amministrativa dell’intera Elba occidentale. Nomi di località montane e campestri, di scogliere, di corsi d’acqua, di mulini, di fornaci per la riduzione del ferro, di postazioni militari costiere, di sorgenti, di concerie, di ghiacciaie a fossa («nivere»), di pascoli montani e dei loro confini, qui per la prima volta delineati graficamente nella «Carta storico-toponomastica dell’Elba occidentale» realizzata dall’autore a coronamento del libro. Documenti assolutamente inediti, in massima parte tratti dall’«Estimo della Comunità di Marciana» del 1573 e dal «Libro delle divisioni di Campo», redatto alla fine del Settecento, sono riprodotti in appendice al volume, quale riscontro diretto del lettore con la loro trascrizione. Un robusto apparato di note a piè di pagina e una dettagliata appendice cartografica e documentaria, in gran parte inedita, insieme alla «Carta storico-toponomastica» allegata al volume, permettono al lettore di riscoprire un passato e una toponomastica insulare altrimenti dimenticata. Filo conduttore dell’opera sono le parole stesse dell’autore: «L’identificazione di luoghi spruzzati dal salmastro, bruciati dalla sferza dell’estate, si rendeva necessaria ogni volta che l’operoso popolo dell’Occidente elbano vedeva appressarsi il tempo delle vendemmie, dei pascoli, dei campi. Ogni luogo deve avere un nome, pena la sopravvivenza dei viventi. Ed è così che, in questo scampolo d’Elba proteso verso il sole di tutti i tempi, ogni punto del territorio venne identificato con nomi che sapevano di passate fatiche, di speranze continue e forse sempre rinnovabili.»

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