La storia di Pedemonte borgo medievale scomparso

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Abbarbicato a 460 metri di altitudine sul fianco occidentale della più estesa vallata dell’isola, il paese medievale di Pedemonte era l’abitato posto a maggiore quota di tutta l’isola d’Elba. La località che ospita il sito è ancora oggi chiamata «La Terra», ossia «Il Paese». Poche case in pietra ricoperte da tegole di ardesia, come ancora oggi è dato vedere sul pendio modellato a terrazze; una minuscola chiesa parrocchiale intitolata a San Benedetto, collocata nella parte alta del paese, presso cui alcuni contadini rivennero un crocifisso metallico, monete e una sepoltura a lastra; un florido castagneto irrigato da numerose sorgenti, fornaci per la riduzione del ferro che si trovavano nel settore meridionale del villaggio. E ancora una discarica urbana lungo un pendio roccioso, dove ancora oggi si osservano frammenti di vasellame – prodotto a Pisa dal 1220 al 1350 – in «maiolica arcaica» dai toni verdi e marroni, ottenuti con ossidi di rame e manganese. Il tutto in una felice e riparata esposizione a sudest, grazie alla vertiginosa barriera naturale costituita dal Monte Capanne.
Circa le dimensioni di Pedemonte, notevolmente contenute, Giovanvincenzo Coresi del Bruno scrisse nel 1739 che «secondo le vestigie era di poche abitazioni, e per conseguenza di non troppi abitanti.» Nei documenti duecenteschi il paese era chiamato sia «Pedemonte» («ai piedi del monte») sia «Pomonte» (corruzione della forma contratta «Pemonte»); testimoniato almeno dal 1260, il Comune di Pedemonte compare in diversi atti notarili riguardanti le mancate donazioni di falconi da caccia che, ogni anno, i Comuni elbani dovevano fornire all’arcivescovo di Pisa; interessante, tra l’altro, è notare che un antico toponimo (documentato dal 1573) presente sulla sinistra orografica della vallata di Pomonte, «La Falconaia», ricordi verosimilmente una postazione dove tali falconi venivano catturati. La popolazione di Pedemonte non rimase indenne dall’epidemia di peste che nel 1348 colpì l’Italia, tantoché le famiglie «pomontinche» si ridussero al numero di 40 («Comune Pomontis remansit cum hominibus quadraginta»). Nel 1534, Khair Ad Din – italianizzato in Ariadeno Barbarossa – distrusse il paese di Grassula sui monti di Rio, e probabilmente inferse un primo, micidiale attacco a Pedemonte. Ma la distruzione finale di Pedemonte, secondo la storiografia elbana, avvenne ad opera dell’Armata turca di Torghud (italianizzato in Dragut) alleata con i Francesi contro Carlo V di Spagna e, conseguentemente, contro i Medici. Il paese, in tal modo, venne riedificato molto più a valle, nei pressi di quello «Scalo di Pomonte» (corrispondente all’attuale abitato di Pomonte) già ricordato nel 1573 a proposito di alcune saline là presenti.

Silvestre Ferruzzi

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