Scorte, un argomento da rivedere e correggere

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Roma – “E’ assolutamente inaccettabile che si perseveri a tirare fuori una volta ogni tanto, solo quando la cronaca giudiziaria lo impone, le solite ignobili e fasulle recriminazioni contro un sistema, quello delle scorte in Italia, che tutti sanno benissimo quanto sia inefficiente (considerato che comporta non di rado costi del tutto evitabili e praticamente inutili) e soggetto ad abusi di ogni genere, e che oltre tutto necessita di una revisione completa, di una previsione chiara e rigida di compiti e di limiti entro cui deve svolgersi un servizio che resta pubblico, ma che troppi intendono come un rapporto di natura ‘privatistica’, pensando di poterne disporre – e di conseguenza di disporre degli stessi uomini che quel servizio svolgono – a proprio piacimento. Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo, la scorta è per lo più concepita come uno status symbol, e ciò significa molto quanto al modo di ‘viverla’ da parte dello scortato. Sentiamo spesso approcci verso questo servizio difficile e delicato assai fantasiosi e completamente campati in aria, cosa che ne tradisce molto spesso la falsità, di chi ama le dichiarazioni ‘spot’ delle quali la più riuscita è senz’altro quella di ‘voler rinunciare alla scorta’. Quale generosità e senso di responsabilità! Peccato che non è lo scortato a decidere se e come debba essere difeso, non è lo scortato a decidere della sua scorta: se debba esserci, cosa debba fare e come debba farlo. Solo chi pensa di poter disporre di chi serve lo Stato (e non lo scortato, si badi bene) può concepire una frase come ‘intendo rinunciare alla scorta’. Lo scortato può poi solo decidere di andare ben oltre i limiti della correttezza e dell’onestà, prendendoci gusto e finendo per abusare di un servizio reso nel solo interesse dello Stato”.
Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia.