Marciana (Livorno), Zecca degli Appiani o ipogeo unico degli Etruschi?

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 Il museo numismatico, nel centro storico del paese, cos’era in origine? Lo chiedono con un’interrogazione al sindaco Anna Bulgaresi i consiglieri di minoranza di Marciana col Sorriso aspettando delucidazioni in merito. Sì, perché ritenuto più per tradizione popolare la “Zecca dei Principi Appiani”, quindi luogo in cui gli stessi Ludovisi fecero coniare monete per uso commerciale, oggi invece è ritenuto qualcos’altro: un ipogeo etrusco di grande valore. Altro che Zecca degli Appiani. E se la teoria si dovesse accettare e affermare con tutti i crismi dell’ufficialità, ci troveremo nella necessità di riscrivere la stessa storia del insediamento urbano fra i più antichi (insieme con Rio Castello) dell’Isola d’Elba. Ma procediamo con ordine. Secondo Giuseppe Centauro, presidente dell’associazione “Ilva-Isola d’Elba” che ha di recente visionato e studiato il sito archeologico marcianese, non ci sono dubbi. «Siamo di fronte – dice lo studioso – a un eccellente esempio di ipogeo etrusco scavato in un banco di grano diorite, unico in tutta la vecchia Tuscia identificabile con una sepoltura gentilizia a incinerazione». Una nuova interpretazione del luogo, dunque, pare molto più che un’ipotesi, supportata da documenti oggettivi. Venti metri sotto terra, in un ambiente influenzato dall’umidità l’ipogeo si apre agli occhi del visitatore con un lungo corridoio in discesa collegato con tre piccoli vani destinati alla sepoltura: il più grande era occupato dal “pater familias”, gli altri due dalla moglie e quello più piccolo dal figlio della coppia. «Quando l’ho visto, accompagnato dallo scalpellista Danilo Battistini – dice Michelangelo Zecchini, docente universitario e archeologo di Luca, ma d’origine elbana – non ho avuto più alcun dubbio. Mi trovavo davanti a una costruzione sotterranea di origine etrusca assai più importante di quelle rinvenute a Vulci. Ora abbiamo la certezza che il nostro territorio insulare non era soltanto occupato da soldati etruschi, ma anche da persone civili e di rango gentilizio. Scoperte come questa di Marciana sono sicuro che ci sono anche a Portoferraio e Capoliveri, basterebbe saperle cercare e individuare». C’è molto di più del ferro e del vino sull’Isola d’Elba fin dalle epoche remote. L’ipogeo inoltre sarebbe anche dimostrato dalla toponomastica nel catasto Leopoldino dove l’intera zona è chiamata via delle “Tombe” e l’area delle “Tombe”. E sulle pareti interessanti incisioni, secondo il costume etrusco, però compromesse dall’umidità. L’utilizzo della grotta, invece, come Zecca (riconosciuto per tradizione e dall’associazione Marciana Aurea), non sarebbe sostenuta secondo il professor Centauro, da una adeguata documentazione. 

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