La “voce” di Marlon Brando sarà sepolto nel cimitero monumentale di Sant’Ilario

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Sarà sepolto nel cimitero monumentale di Sant’Ilario. In quello spicchio di Elba che a cui era legato e che frequentava ogni anno. L’Elba ha perso un amico prestigioso: Francesco Carnelutti, 79 anni, attore e regista di grande impegno civile e politico tra teatro, cinema, tv, radio, è morto giovedì scorso a Roma.
Diretto come attore da registi del calibro di Theo Angelopolus (Megalexandros 1980) e Peter Del Monte (Irene, Irene, 1975) e poi Pupi Avati (Il Nascondiglio), Peter Greenaway (Il ventre dell’architetto) Ron Award (Il Codice da Vinci), ma anche ‘vocè, tra gli altri, di Marlon Brando, Donald Sutherland e Anthony Hopkins. Trentenne nel 1968, amico di Gian Maria Volontè, Laura Betti, Riccardo Cucciolla, Franco Citti, Dario Fo, Olympia Carlisi, Carla Gravina, Carnelutti ha lavorato in oltre settanta film, diretto spesso (come ricorda all’ANSA la figlia Valentina, anche lei attrice di cinema, teatro, tv, volto popolare di fiction come Squadra Antimafia, Un Mondo Nuovo, Aldo Moro-il presidente) dai «registi più coinvolti nello spirito ribollente di ciascun decennio, più coraggiosi a opporsi alle forze del male, di qua e di là della cortina di ferro». Con Volontè, era il 1986, ha lavorato ne Il Caso Moro di Giuseppe Ferrara. Come regista firma Mal de viver, da Pessoa e Maladie de la mort di Marguerite Duras preferendo copioni fuori schema. Veneziano, nipote dell’omonimo grande giurista, Carnelutti aveva cominciato la carriera a Milano come assistente di Strehler. Recentemente convertito al cattolicesimo, ha lavorato fino alla fine, il suo ultimo film, «Non temere» di Mario Calvise, è ancora in post produzione.Fuori schema anche l’ultimissimo montato (in questi giorni al Lux2 di Torino per il Tff) il film Neuf Cordes di Ugo Arsac, artista francese di 23 anni, in cui Carnelutti impersona Ade. I funerali domani mattina alle 10 a Roma nella basilica di S.Maria in Trastevere.