Portoferraio, lettera in redazione

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Il caso accaduto di recente ad una donna isolana, che ha dovuto attendere tre volte l’elisoccorso, per avere un intervento salvavita al cuore, ma anche la situazione esistente da tempo presso il nostro ospedale, mi spingono a fare questo mio intervento. Sono stato primario, nel passato, di una unità coronarica dell’Ospedale Santa Corona in Pietra Ligure, dove gestivamo circa 250 infarti ogni anno. La mortalità, se il ricovero avveniva entro la prima ora dall’insorgenza dei sintomi, era dell’8%, dopo due ore saliva al 16%. Qui all’Elba esiste una grave carenza per il trattamento adeguato e precoce, perché per il ricovero e trasferimento nella Unità Coronarica di Livorno o altrove, si deve aspettare l’elicottero che arriva addirittura da Grosseto. Ecco che vivere nella nostra Isola, per noi persone di una certa età, è preoccupante per i problemi cardiaci che possono insorgere, visto che per le cardiopatie non abbiamo la possibilità di un adeguato e pronto intervento terapeutico. Tutti sanno che la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia e pertanto è molto importante che si possa predisporre una terapia adeguata a questa patologia. All’Isola in estate, grazie al turismo, vivono circa 300.000 persone compresi i residenti, per cui il rischio per questa patologia deve essere considerato più elevato, tra i turisti, perché durante il periodo delle ferie si sottopongono a stress e impegni fisici in misura molto maggiore rispetto alla loro normale routine di vita. Per fronteggiare questa emergenza occorre avere quindi un reparto con almeno 5 cardiologi.Oltre all’infarto bisogna prendere in considerazione anche altre patologie che riguardano il cuore, come le aritmie ipercinetiche e ipocinetiche. Per le prime non abbiamo problemi perché nel nostro ospedale il reparto medicina assicura un pronto e valido intervento con terapia antiaritmica, defibrillatore e simili azioni. Invece per le aritmie ipocinetiche, come il blocco atrio-ventricolare e l’arresto cardiaco, non esiste un’unità coronarica con medici preparati per questa terapia. Nella Unità Coronarica dove ero primario, impiantavamo circa 250 pacemakers ogni anno, e di questi il 10% erano casi urgenti nei quali bisognava intervenire subito, con uno stimolatore cardiaco temporaneo, per evitare l’arresto cardiaco e la morte. Qui all’Elba per effettuare l’impianto di un elettrostimolatore, anche temporaneo, bisogna aspettare l’arrivo dell’elicottero per il trasferimento a Livorno. All’Elba non è stato mai eseguito un impianto di stimolatore. L’elettrostimolatore esterno, in dotazione nel nostro ospedale, che funziona con due placche posizionate all’esterno nella parte anteriore e posteriore del torace, può risolvere una situazione di arresto cardiaco solo momentaneo e di breve durata, non è quindi possibile fare una stimolazione per lunghi periodi di tempo come quelli necessari per il trasporto a Livorno con elicottero, perché non è tollerato dal paziente. Concludendo è importante risolvere questo problema a livello della Regione con l’installazione di una adeguata Unità Coronarica.”(Dr. Mario Mellini)