Coldiretti: puntualmente in piena raccolta crolla il prezzo alla produzione del nostro grano

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Wheat farmer Mohammed al-Kharabshy, 75, left, harvests his his crops with the help of Syrian refugees Khaled, Khalaf, Madeh and Ali Bani Khaled - 3 brothers as well as their cousin - on the outskirts of Amman, Jordan, Wednesday, May 15, 2013. (AP Photo/Mohammad Hannon)

Un fronte aperto, anzi apertissimo, ma sul quale Coldiretti non molla, quello sul prezzo del grano alla produzione dove giungono pessime notizie Puntualmente in Calabria ed in particolare nel crotonese nel periodo della trebbiatura del grano – riferisce Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – scatta la speculazione sul prezzo. In questi giorni di raccolta il grano viene ritirato al prezzo di circa 18,00 euro al quintale, nettamente al di sotto dei costi di produzione. La superficie a grano in Calabria è di circa 40.000 ettari, prevalentemente grano duro, con una produzione di circa un milione e cinquecentomila quintali e viene venduto prevalentemente in Puglia. Siamo certi – riferisce – che l’arrivo al porto di Bari nei giorni scorsi di navi con grano canadese, che come è ormai accertato contiene pericolosi residui di “glifosate”al prezzo di circa 13 euro al quintale ed in queste ore anche navi dal Kazakistan e Australia rappresentano una vera azione di dumping organizzata dagli speculatori, oltretutto con grano vecchio, che affamano gli agricoltori ed ingannano i cittadini-consumatori. E’ necessario – continua -intensificare i controlli ai porti ed ai magazzini di stoccaggio sul rispetto dei residui fitosanitari e sulla tracciabilità obbligatoria per garantire la corretta indicazione dell’origine del grano nella pasta. Chiediamo – è la precisa richiesta – uno sforzo alle Istituzioni e in particolare alle forze dell’ordine di verificare nella compravendita del grano il rispetto dell’art. 62 del Decreto Legislativo n°1 del 2012 che obbliga i contratti scritti ed un prezzo mai al di sotto dei costi di produzione che mediamente in Italia è di circa 28,5 euro al quintale. Sarebbe importante – conclude – se per spezzare questo circuito diabolico, e mantenere la filiera produttiva, panifici quando acquistano la farina, peraltro a caro prezzo, chiedessero l’origine del grano. Sono convinto che i consumatori apprezzerebbero di più il prodotto alimentare.