“Responsabilità in comune”, basta fumi nei porti

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Proviamo a immaginare che mare vedranno i nostri nipoti tra vent’anni e quali sensazioni proveranno immergendosi nelle nostre acque nell’ebbrezza dei primi bagni con i braccioli o la ciambella addosso. Potranno ancora godere delle stesse piacevoli impressioni di chi oggi invade le nostre spiagge o di chi usa la barca per svago o per lavoro vicino alle nostre coste? Al passato dobbiamo solo dire grazie per averci consegnato una natura ancora intatta, al presente però abbiamo il dovere di chiedere che si faccia tutto quanto è necessario per evitare il pericolo incombente di un progressivo inquinamento ambientale. Stanno accadendo cose che la politca e le istituzioni non possono ignorare e su cui è necessario quanto prima intervenire.

Prendiamo, per esempio, un comune generatore a gasolio, teniamolo acceso tutto il giorno e moltiplichiamo i suoi gas di scarico per mille e 500 volte: questo dà solo un’idea dell’inquinamento prodotto da una nave in sosta in uno dei nostri porti, dove lo iodio è ormai un ricordo ed è pressochè impossibile distinguere l’odore della salsedine da quello della nafta.
Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità collegano circa 8000 decessi/anno sul territorio nazionale a causa della sovraesposizione alle micro particelle Pm 10. Ebbene, le navi contribuiscono in maniera consistente all’inquinamento atmosferico da micro particelle, tant’è che si quantifica tra 2 e 8 per cento in fase di transito e tra 14 e 15 per cento in fase di stazionamento l’effetto prodotto dalle navi e dai traghetti alla diffusione di polveri sottili, senza contare quello indotto dal resto della flotta minore.
L’Europa ha da tempo accolto queste preoccupazioni. Da oltre un decennio indica misure finalizzate ad abbattere l’inquinamento acustico e atmosferico.

Chi dovrebbe raccogliere l’invito? La Costituzione (art. 117) riserva la tutela dell’ecosistema alla potestà legislativa dello Stato, mentre sui porti vi è una potestà concorrente tra Stato e Regioni,. Quest’ultime hanno, in via generale, la competenza a legiferare in materia. La legge 84/1994 ha poi istituito negli scali più grandi del Paese le Autorità Portuali di Sistema, organismi formalmente di diritto pubblico che agiscono sostanzialmente secondo uno schema privatistico con finalità di legge. Nella legge del ’94 sulle Autorità Portuali non vi sono disposizioni dedicate alla tutela della salute dei cittadini dalle attività del porto, poiché questo aspetto è riservato ad altri piani di governo.
Su un piano normativo, dunque, gli affari e la crescita economica stanno da una parte, mentre la tutela ambientale e della salute dall’altra. La partita, allo stato attuale, sembrerebbe solo tra cittadini e Autorità Portuali, sulla base della lungimiranza e gli interessi delle comunità locali.

Per quanto concerne il governo dei sindaci, la legge riserva loro il potere di ordinanza nei casi di emergenza sanitaria o d’igiene pubblica (art. 50, comma 5, Tuel) e in quelli di eventuali gravi pericoli per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, compreso l’inquinamento atmosferico (art. 54, comma 4, Tuel).
Se le Autorità sono pagate dal pubblico, e quindi da ciascuno di noi, che altro dovrebbero fare se non perseguire ed operare a favore degli interessi pubblici? Spesso la risposta è che l’unica medicina in tempi di crisi è quella della crescita conomica, che produce redditto e crea occupazione, ma ciò non può e non deve avvenire a scapito della salute dei cittadini. Il benessere e la ricchezza di una città in termini economici conta ben poco se poi le acque sono inquinate e l’aria è malsana.
Per questo riteniamo che, almeno per quanto ci riguarda, non sia più rinviabile nel tempo l’elettrificazione obbligatoria di tutte le banchine a servizio delle navi in transito o stanziali nel porto.

Com’è noto, nel 2023 scade il contratto tra il gestore di Toremar e Regione Toscana per il servizio pubblico di cabotaggio regionale di collegamento con le isole dell’Arcipelago Toscano basato sul principio europeo di sussidiarietà. Una nuova e sana politica del territorio passa anche attraverso la costruzione di traghetti alternativi ibridi o elettrici, come del resto sta già avvenendo nei paesi nordici dell’Unione Europea.
Il 2020 sarà inoltre l’anno del rinnovo del Consiglio Regionale in Toscana. C’è da augurarsi che in tale occasione si apra un confronto vero con la cittadinanza, teso a dar vita ad una proposta organica sulla modalità di trasporto pubblico
“Responsabilità in comune” farà la sua parte, con la mano tesa dalla parte del cittadino.

“Responsabilità in comune”
Associazione politico-culturale
Portoferraio, 19 giugno 2019

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