La Sicilia tra Coronavirus e immigrazione: navi per la quarantena, baracche in lamiera e indifferenza delle istituzioni

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Se da un lato la Sicilia è rientrata pienamente tra le regioni meno esposte al coronavirus, dall’altro il fenomeno dell’immigrazione potrebbe riservare delle brutte sorprese non solo per via delle pessime condizioni in cui vivono gli immigrati che trovano una seconda casa sbarcando nella terra siciliana, ma anche perché non è mai da escludere che questi ultimi possano risultare positivi al virus.

Per trovare un esempio lampante in questo senso, basta tornare indietro di qualche giorno, in modo specifico al 13 luglio scorso, dove a Pozzallo sono sbarcati ben 66 migranti, di cui 11 sono risultati positivi al coronavirus. Oggi i porti siciliani sono sempre più presi di mira da coloro che lasciano una situazione di povertà e guerre per andare incontro ad un futuro migliore. Il vero problema è che la Regione Sicilia scarica tutta la colpa sul Governo, mentre ai piani alti non arrivano mai delle risposte concrete su come affrontare una situazione che già da prima del Covid-19 rappresentava una grossa incognita.

Fino a qualche giorno fa la vicenda della nave Moby situata nei pressi di Porto Empedocle (Agrigento), ha scatenato delle enormi polemiche. Una nave super lussuosa con tanto di suite dove far accomodare i migranti per la quarantena, alla faccia di tutti i siciliani che in questi mesi di pandemia hanno vissuto nella povertà e non hanno visto più un solo euro.

Da Agrigento ci basta spostarci in provincia di Siracusa, precisamente a Cassibile, dove tra le tende e le baracche di legno e lamiera, abitano circa 140 migranti/lavoratori agricoli stagionali, tutti sbarcati nel corso degli anni nei porti siciliani alla ricerca di un avvenire. Si tratta di rifugi costruiti in modo approssimativo che non sono mai stati esposti a controlli nonostante le pessime condizioni igienico-sanitarie.

Proprio nello scorso aprile diversi enti si erano riuniti per affrontare questa tematica, ma i progetti di sanificazione e ristrutturazione sono rimasti semplicemente sui tavoli, poiché i migranti continuano a dormire in tende e capanne, che per via della pioggia degli scorsi mesi risultano tutt’ora inzuppate di acqua piovana.

Dei 140 migranti che abitano questa zona solamente la metà sta lavorando nelle campagne per la raccolta di patate, con una paga che va dai 5 ai 7 euro al giorno. Solamente dopo le lamentele di alcuni residenti di Cassibile e dopo la crisi epidemica si è provveduto a fare qualcosa, ma i pochi provvedimenti presi riguardano semplicemente l’aggiunta di qualche cassonetto o bagno chimico, ma questi sembrerebbero più dei modi per non far spostare i migranti verso il centro.

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dire che all’interno di queste strutture non ci sono le possibilità di rispettare le distanze di sicurezza, ma in realtà anche questo è un dettaglio che non bisogna assolutamente trascurare, come non è da sottovalutare il fatto che nessuno di loro è stato mai sottoposto ad un tampone oltre a non essere mai stato messo in regola.

Durante questi mesi di pandemia abbiamo sentito le frasi più incredibili, ma tra tutte quella che forse  stata la più disattesa è che “questa quarantena ci avrebbe reso delle persone migliori”. Se per migliori si intendeva questo, l’autore di questa frase dovrebbe chiudersi in casa e non uscire mai più.

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