Il Primo Maggio spiagge in sciopero

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Rischia di svolgersi sotto pessimi auspici il varo del neonato Pdl in Toscana. Domani, lo stato maggiore del nuovo partito – con in testa il ministro Altero Matteoli, il coordinatore Denis Verdini e la parlamentare Deborah Bergamini – se la dovrà vedere con i balneari inferociti, dopo il blitz parlamentare che ha fatto scattare i maxiaumenti delle concessioni. Al Principe di Piemonte a Viareggio, e non esattamente in abito di gala, ci saranno i gestori degli stabilimenti balneari di tutta la Toscana e delegazioni provenienti dalle regioni vicine, liguri e romagnoli in testa.
 Il «niet» del ministro Giulio Tremonti, che ha cancellato in extremis il rinvio al 30 settembre dell’aumento dei canoni promesso dal sottosegretario al Turismo Vittoria Brambilla, ha fatto esplodere la protesta degli operatori.
 E quello di domani è solo l’antipasto: il governo ha fatto il miracolo di unire tutte le associazioni di categoria che il primo maggio hanno deciso di effettuare la serrata dei bagni. Insomma, in occasione della festa dei lavoratori, niente ombrelloni, sdraio e, soprattutto, niente bagnini.
 Qualcuno confida ancora in un ravvedimento in extremis al Senato, come auspica il leader dei balneari pisani della Fiba, Sergio Sighieri. Ma a tanti brucia la scelta del governo di usare la copertura finanziaria trovata per i balneari per favorire gli allevatori del Nord: «E chi ci crede più a quello che promettono i vari parlamentari per mettersi in mostra? La realtà – va giù duro il viareggino Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba Confesercenti – è che ha vinto la linea di Tremonti che vuol mettere tanti operatori nelle condizioni di gettare la spugna, per far posto alle multinazionali». I dati sull’aumento delle concessioni non sono omogenei, perché le tariffe variano a seconda della superficie della spiaggia, della parte edificata, delle strutture rimuovibili, ma comunque l’incremento è in generale di alcune decine di migliaia di euro. «A qualcuno – aggiunge Lardinelli – il canone aumenta di quindici volte e a questo si aggiunge la somma che deve pagare chi lo scorso anno ha fatto ricorso al Tar contro gli aumenti e deve liquidare anche il pregresso. In molti rischiano la revoca della concessione».
 Oltre allo sciopero del primo maggio, tutte le organizzazioni hanno immediatamente sospeso l’accordo con il governo con il quale si impegnavano a collaborare per realizzare una riforma equilibrata dei canoni; viene inoltre sospeso l’accordo sulla trasparenza dei prezzi e sono state fermate le comunicazioni agli associati per assicurare il blocco dei prezzi che era stato concordato in cambio dello slittamento dell’aumento.
 Il blitz governativo rischia adesso di scatenare un rialzo dei prezzi che, per il momento, sembra coinvolgere soprattutto la Versilia, ma che comunque rappresenta un pesante danno all’immagine del turismo balneare alle porte di una stagione critica. In Val di Cornia, afferma Marco Montagnani della Fiba, rincari non ce ne saranno e lo conferma Fabrizio Lotti, presidente dei balneari della Costa Est, anche se si calcola che in media le concessioni triplicheranno. Anche nel Grossetano la linea prevalente sembra essere quella di stringere i denti, altrettanto dovrebbe accadere tra Castagneto e Castiglioncello. Anche all’Elba, come spiega Alfonso Batignani, i gestori hanno scelto di restare in trincea e non riversare sui clienti gli effetti della stangata, mentre a Pisa in media l’aumento deciso per questa stagione, dopo diversi anni di tariffe bloccate, è stato del 3 per cento. Proprio a Pisa, però, si profila un fenomeno allarmante. Per tenere a freno l’aumento dei canoni, diversi gestori hanno deciso di smontare alcune strutture provvisorie, rinunciando così al ristorante o ad altri servizi. Il risparmio, infatti, è doppio: oltre al canone eviteranno di pagare lo stipendio a uno o due dipendenti, ma le conseguenze sono nefaste, sia per l’occupazione che per la qualità dei servizi.

Carlo Bartoli

 

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