Ippovie e aree protette, un progetto con Legambiente e il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del CFS

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Come ha certificato il Rapporo Ecotur (ISTAT-ENIT) il settore del turismo-natura è uno dei pochi in Italia che in questi mesi di crisi riescono a registrare un segno positivo. Il turismo equestre ha in questo comparto un ruolo importante e le prospettive di crescita nel futuro sono davvero interessanti. Lo stesso studio inserisce il Parco delle Foreste Casentinesi al secondo posto dopo quello d’Abruzzo tra le mete preferite per gli appassionati di questa modo di vivere le vacanze. Il seminario nazionale “Turismo equestre e fruizione integrata dei parchi”, che si è svolto ieri (martedi) a Pratovecchio, organizzato da Legambiente, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e Coordinamento territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato, con la collaborazione dell’associazione EquiNatura, ha rappresentato l’occasione per fare il punto della situazione con tutti i soggetti, tecnici e non, interessati al sostegno di questo particolare approccio alla scoperta della natura.

L’incontro si è svolto nella cornice del centro equestre EquiNatura presso l’agriturismo Castagneto Picci di Romena, con una qualificata presenza di intervenuti. Dopo i saluti del presidente del Parco Luigi Sacchini, Antonio Nicoletti, responsabile nazionale per le aree protette di Legambiente, ha introdotto il tema della giornata.
Il progetto nazionale “Parchi a cavallo”, promosso dall’associazione, trova nuovi concreti sviluppi nel sistema delle aree protette. Liguria, Emilia Romagna e Toscana hanno già trovato, attraverso i rispettivi assessorati all’ambiente, un’intesa per sviluppare strategie comuni che favoriscano azioni coordinate di promozione e sviluppo delle aree appenniniche.

Il coordinatore del Corpo Forestale dello Stato del Parco delle Foreste Casentinesi, Claudio D’Amico, ha aperto la rassegna delle esperienze messe a confronto presentando il progetto della “Ippovia delle foreste sacre”, che interessa il comprensorio tosco-romagnolo e collega le foreste della Verna, Camaldoli e Vallombrosa.
Sono state quindi presentate le esprienze delle ippovie del Gran Sasso, dei parchi della Liguria, del grande anello dei Sibillini (era presente il presidente del parco nazionale, Massimo Marcaccio), del Parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli (il direttore ha parlato di questa particolare esperienza regionale) e delle aree protette costiere della Toscana.

E’ stata affermata la necessità della definizione di un codice etico che guidi i programmi di fruizione a cavallo delle aree protette, prospettando un decalogo di riferimento utile per affermare la loro sostenibilità.

E’ seguita una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Luigi Bertone (il direttore di Federparchi, l’associazione che riunisce tutte le aree protette italiane), Mauro Testarella (il coordinatore nazionale di ENGEA – Ente Nazionale Guide Ambientali), Stefano Landi (il rappresentante della UISP – Unione Italiana Sport per Tutti) che ha riferito dell’interessante esperienza di tour operator del microturismo) e Silvano Vinceti, il responsabile del progetto “Turismo natura” del Ministero del Turismo.

Antonio Nicoletti, responsabile per le aree protette di Legambiente, moderatore del seminario, ha valutato favorevolmente la varietà di esperienze esistenti, sottolineando la necessità di coordinamento dei progetti dei parchi per lo sviluppo di un sistema funzionale e coerente con gli indirizzi della programmazione nazionale. E’ stata inoltre raccolta la proposta di adozione di un codice etico per il turismo equestre, definito nella cosiddetta “Carta di Pratovecchio”.

E’ stato dato appuntamento ad agosto per una nuova sessione di confronto da organizzare nell’Appennino centro meridionale, per raccogliere ulteriori esperienze, contributi ed adesioni alla “Carta di Pratovecchio” per il turismo equestre: “Per espandere dai parchi al territorio valori, principi e speranze…”