Meeting Internazionale, la ripresa economica passa attraverso scelte condivise

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Una platea attenta ha affollato per l’intera giornata la Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo in occasione del Meeting Internazionale sullo Sviluppo Locale “La risposta dei sistemi locali alla crisi internazionale”, organizzato dall’istituzione dei Distretti Industriali della Provincia di Arezzo.

A fare gli onori di casa il Presidente dell’IDI, Giovanni Basagni, il quale, aprendo i lavori, ha sottolineato come la Provincia di Arezzo stia attraversando una crisi senza precedenti che impone a tutti, uomini delle istituzioni e uomini d’impresa, di ripensare le proprie strategie, i propri modelli di business.

“La relazione tra istituzioni ed imprese, come dimostra anche il lavoro svolto dall’Istituzione Distretti Industriali in questi anni, rappresenta una ‘infrastruttura’ immateriale su cui possono essere veicolate conoscenze, competenze, buone pratiche, risorse umane, servizi ed efficienza. Ed in questo senso, il Meeting rappresenta un importante momento di crescita, un tentativo di superare il preoccupante isolamento, spesso più culturale che economico”, ha concluso Basagni. “Il Meeting – ha affermato il Presidente della Provincia Roberto Vasai – non nasce dal nulla, ma è in linea di continuità con gli sforzi che l’Istituzione dei Distretti Industriali sta compiendo, finalizzati ad offrire uno scenario nuovo entro il quale tutti i protagonisti dello sviluppo si riconoscano e del quale condividano il disegno e le responsabilità”.

Si è poi passati alle relazioni introduttive con Annalisa Primi, rappresentante dell’OCSE, che ha sottolineato come in momenti di crisi diventa centrale il tema dell’innovazione e degli strumenti che devono essere messi in campo per affrontarla efficacemente. “E’ altrettanto vero che i sistemi locali devono essere capaci di guardare all’innovazione con lenti nuove, dove varietà, eterogeneità e complessità ne rappresentano i nuovi connotati. I territori sono chiamati a formulare strumenti di politica per l’innovazione all’interno di una visione strategica centrata su disegno e governance. Solo in questo modo è possibile traghettare l’Europa e l’Italia fuori dalla crisi”, ha sostenuto Annalisa Primi. Il Professor Marco Fortis, dell’Università Cattolica di Milano e vice presidente della Fondazione Edison, ha poi ripercorso le tappe che hanno portato alla crisi economico-finanziaria: “paesi come l’Italia e la Germania, non avendo spinto sull’indebitamento privato e sulla bolla immobiliare e finanziaria, hanno presentato tassi di crescita del PIL ante-crisi inferiori ad altri paesi. La crisi ha colpito più duramente quei paesi con una debole base manifatturiera, anche se Italia e Germania, leader mondiali in molti settori industriali, hanno registrato pesanti contrazioni delle esportazioni per effetto del drastico calo dei consumi e degli investimenti in beni strumentali. Saranno proprio questi paesi che, invertita la rotta, potranno avvantaggiarsi maggiormente dalla crescita della domanda mondiale, purché le imprese abbiano approfittato di questa fase per riorganizzarsi ed introdurre quelle innovazioni di prodotto, processo ed organizzative che consentano loro di vincere la sfida competitiva con i paesi low-cost. I distretti industriali italiani, in fase di profonda ristrutturazione, presentano differenti performances; quelli che sembrano reggere meglio la crisi sono quelli caratterizzati da medie imprese strutturate; quelli caratterizzati da micro-imprese e 1-2 imprese leader capaci di attivare circuiti commerciali variegati tali da ridurre il rischio-mercato”.

Raffaele Brancati, presidente Met, e Francesco Estrafallaces, responsabile economico del Censis, hanno concordato su alcune strategie per uscire dalla crisi quali più tecnologia, il compattamento delle reti di collaborazione, più cultura d’impresa, più formazione tecnica, più qualità del Made in Italy. All’interno del Meeting si è svolta la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale “Amintore Fanfani”. I premiati, selezionati tra 106 candidati di ogni continente, sono stati José Arocena (Uruguay) per la sezione saggistica, Maria Jesus Ruiz Fuesanta (Spagna) e Tommaso Cinti (Italia) per la sezione giovani ricercatori, Cluses – Haute Savoie (Francia) per la sezione territori e la Tesmec Spa (Italia) per la sezione imprese. “Amintore Fanfani – ha affermato il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo Giovanni Tricca – non è stato soltanto un grande statista, ma anche un uomo politico che ha avuto uno sguardo molto attento al suo territorio. Questo è quanto mai importante perché è sul territorio che si elaborano i progetti, per evitare il rischio che l’Italia rimanga un paese che resiste, ma che non sa progettare”. La parte centrale del Meeting è stata dedicata all’analisi di casi e testimonianze europee, dalla quale sono emersi importanti temi e modelli, il cui comun denominatore è stato il concetto di innovazione sociale, che si traduce nella capacità del territorio di leggere le dinamiche che si sviluppano al suo interno e nel trovare una risposta che concili modernità, coerenza e coesione sociale. Il problema dello sviluppo locale, è stato ribadito, ha a che fare con il contesto globale. Nel pomeriggio Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, ha coordinato una tavola rotonda che ha avuto come tema le azioni collettive e le politiche di sostegno dello sviluppo locale e il coordinamento tra i vari livelli di governo, alla quale hanno partecipato rappresentanti di diverse regioni europee. “Lo sviluppo locale – conclude il Presidente dell’Istituzione dei Distretti Industriali Giovanni Basagni – “può essere efficacemente rappresentato dal cubo di Rubik. Non esiste un’unica soluzione valida per tutti i territori, ma diverse risposte, che se opportunamente orientate al comune obiettivo possono darci il gusto di una sfida vinta”.