“Il confine del velo attraversato da voci di donne verso la riconciliazione”

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Verona – Cosa rappresenta il velo (in arabo “hijab”) per la religione e la cultura musulmane?

Come viene percepito nella nostra società?

Quale il ruolo delle donne nell’integrazione?

Intorno a questi interrogativi si snodano le riflessioni proposte dal convegno “Il confine del velo attraversato da voci di donne verso la riconciliazione”, in calendario sabato 7 marzo, dalle ore 9.00 alle 17.00, a Verona (piazza Bra) presso la Sala Convegni della Gran Guardia, promosso e organizzato dalla Commissione Pari Opportunità della Regione del Veneto e dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Verona, in collaborazione con Fondazione Aida/ Teatro Stabile d’Innovazione di Verona.

L’appuntamento, che si inserisce nella manifestazione Ottomarzo femminile plurale promossa dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Verona, ha l’obiettivo di stimolare il dialogo interculturale, superando stereotipi e preconcetti, e di cercare un confronto tra le diverse realtà culturali e religiose che contraddistinguono Verona e l’intero territorio veneto, per orientarsi verso una civile convivenza e un’integrazione reale, effettiva, civile e proficua.

L’iniziativa è la naturale evoluzione del progetto europeo “ReconcArt: Reconciliation through Art, Perceptions of Hijab” ideato per l’Italia da Fondazione Aida. Si tratta di un percorso al femminile che, attraverso il linguaggio dell’arte e del teatro in particolare, ha fatto incontrare donne di cultura e fedi differenti, facendo superare le differenze e creando un ponte di dialogo e convivenza. Il progetto si tradurrà nello spettacolo teatrale “Hijab o del confine”, per la regia di Letizia Quintavalla, e sarà presentato nel pomeriggio alle ore 15.00, durante la terza sessione del convegno (“Un progetto realizzato a Verona ponte di conoscenza, accettazione e comprensione delle differenze”).

Il convegno vuole essere un’occasione per guardare al mondo femminile e a quell’oggetto tangibile e insieme simbolo forte che maggiormente identifica il concetto di diversità, segnando il discrimine tra chi utilizza l’Hijab-velo e chi – per scelta o appartenenza – non lo indossa. Un confronto, dunque, sul velo come “confine” per arrivare oltre, tramite un percorso di “riconciliazione” e dialogo, attraverso le voci di chi, a vario titolo e nei diversi ambiti di vita e di impegno, si occupa di immigrazione e quindi di integrazione, di politiche e quindi di scelte legislative, di informazione e quindi di educazione.

La giornata, a partecipazione libera e gratuita, ha uno sguardo internazionale importante per temi, ospiti e linguaggi. Dopo i saluti istituzionali di Flavio Tosi (sindaco del Comune di Verona), Vittorio Di Dio (assessore alle Pari opportunità del Comune di Verona) e Simonetta Tregnago (presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione del Veneto) e l’intervento di Maria Luisa Coppola (assessore alle Politiche di bilancio, Diritti umani e Pari Opportunità della Regione del Veneto), le voci significative di esperti e testimoni tra cui, al mattino, Maria Teresa Coronella, direttore del Sistema statistico regionale del Veneto, Sumaya Abdel Quader, autrice di “Porto il velo, adoro i Queen”, scrittrice di origine giordano-palestinese e fondatrice dell’associazione GMI (Giovani Musulmani d’Italia.

Nel pomeriggio gli interventi di Mohammed Nabil Ben Abdallah, il nuovo ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, in carica dallo scorso novembre; Karima Moual, presidente dell’associazione Genemaghrebina e membro dell’Acmid-donna, giornalista collaboratrice del settimanale “Metropoli” (gruppo Espresso), Ferrial Ben Kelaya ed Elena Migliavacca della Casa di Ramia di Verona, un centro interculturale che è luogo d’incontro per donne migranti e italiane. A moderare il convegno Toni Capuozzo, giornalista vicedirettore del TG5 e scrittore.

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