Vicenza, no ai presidi meridionali

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Da martedì scorso i presidi del Sud non possono più esercitare la loro professione negli istituti scolastici in provincia di Vicenza e molti di loro saranno costretti a tornare nelle loro città.

E’ questa la conseguenza della mozione approvata dal consiglio provinciale della città veneta con il consenso di maggioranza e opposizione che vieta ai dirigenti scolastici del Sud di essere assunti come presidi nelle scuole di Vicenza.

La decisione è stata resa necessaria, secondo l’assessore Martini, dal numero eccessivo di candidati considerati idonei al concorso bandito l’anno scorso a livello locale per dirigenti scolastici, i quali, non trovando posto nel Meridione, in seguito all’approvazione da parte del governo Prodi della mobilità interregionale, si trasferirono occupando anche i posti destinati ai dirigenti del Nord Italia.

Annalisa Martino, responsabile per la scuola e l’istruzione dell’Italia dei Diritti, ha commentato: “Per modificare la situazione corrente è necessario rivedere i criteri di reclutamento previsti dalle normative ed impostarli su base nazionale anziché che su base locale; in questa maniera decentrata, infatti, si ripropone un sistema a macchia di leopardo che penalizza i presidi e gli istituti scolastici”.

Diverse sono le polemiche che si sono levate dopo l’approvazione del provvedimento, tacciandolo di razzismo. “Leggo anche un atteggiamento prevenuto – continua la responsabile per la scuola e l’istruzione dell’Italia dei Diritti – da parte dell’amministrazione provinciale di Vicenza nei confronti dei sistemi d’istruzione realizzati nel Sud; sono anni che la forza lavoro intellettuale si sposta dal Sud al Nord dimostrando giornalmente di lavorare nel migliore dei modi, allo stesso livello delle regioni settentrionali, e non merita di essere penalizzata o discriminata in alcun modo”.