Mentre a Genova sfilano i carri del Gay Pride, noi del Pdl difendiamo la famiglia

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Tra qualche ora le vie di Genova saranno invase dai pittoreschi carri del gay pride. Mentre qualche esponente del Pdl ha deciso di scendere direttamente in piazza al fianco della comunità omosessuale, noi cattolici del Pdl viviamo questa scadenza annuale, proprio come l’occasione per ribadire la nostra idea di famiglia tradizionale. Certo, la contestazione più scontata che ci può essere sollevata è che in tutti i paesi europei dove governa il Partito Popolare, sono stati sostenuti interventi a favore delle coppie di fatto, anche omosessuali, e allora perché noi dalla nostra italietta non facciamo lo stesso?

Ebbene sarebbe il caso, una volta tanto, di non cercare facili consensi a livello europeo, anche perché non stiamo facendo campagne populistiche per allargare la nostra popolarità, visto che grazie al nostro lavoro e alle nostre idee siamo già una delle maggiori delegazioni al Ppe. Un’altra motivazione forte per la difesa dell’identità italiana è data dal fatto ineccepibile che l’elettorato del Pdl è fortemente cattolico e ha una concezione chiara e precisa della famiglia. Uno studio recentissimo ha dimostrato in maniera molto chiara che i cattolici praticanti sono schierati con il centro destra e che tre su quattro, hanno riconfermato quella fiducia data un anno fa a Berlusconi e al suo Esecutivo.

Ma cosa sarebbe successo se in quest’anno avessimo approvato i Didore, non fossimo intervenuti sul caso di Eluana e avessimo messo in atto quei provvedimenti di chiara impronta laicista che i libertari della coalizione ci hanno proposto in tutte le salse? Ve lo dico io, i cattolici sarebbero scesi in corsa, avrebbero fermato il treno e fatto scendere il conducente. Proprio come hanno fatto con Prodi, che nel suo programma non prevedeva pacs o cose del genere, ma che poi in Parlamento si è trovato a dover dare delle risposte a dei quesiti che lui stesso non aveva posto. E ha pagato in prima persona anche con il consenso popolare.

Per questo dico che non dobbiamo europeizzare l’Italia ma italianizzare l’Europa. Abbiamo una posizione forte sulla famiglia. Abbiamo delle famiglie uniche, forse l’unico ‘prodotto’ italiano che non si può alterare o contraffare ma che si può esportare come modello e come esempio valoriale.
Perché cambiare la nostra famiglia solo perché gli altri lo fanno? Io quando ho votato per il Pdl e per il Partito Popolare Europeo, non l’ho fatto per veder distruggere alle basi la famiglia tradizionale nel mio Paese, ma anzi, semmai per rafforzarla, per chiedere una politica attenta alle giovani coppie, per il sostegno alla maternità, per un incentivo a costruire un futuro stabile e dare una mano a chi è rimasto indietro.

Poi che nel partito e nel Paese ci sia un dibattito su queste tematiche è giustissimo e legittimo, anzi sarebbe negativo se non ci fosse. È importante però che a quel dibattito non seguano provvedimenti che farebbero sentire i nostri elettori come traditi dalla classe dirigente.
Non facciamo passi indietro, noi che insieme a Gianfranco Fini abbiamo sostenuto sempre che era possibile modificare i singoli codici per tutelare anche singole esigenze nella vita delle coppie di fatto. Ma non ci si venga a parlare di matrimoni e adozioni, perché allora non potremmo che fare la stessa identica opposizione che abbiamo fatto a Prodi su questi argomenti.

Se con i colleghi liberali vogliamo combattere insieme contro l’omofobia e le violenze di genere, possiamo farlo anche domattina. Se vogliamo combattere insieme e fare qualcosa per fermare le violenze contro i ragazzi che vengono quotidianamente pestati per la loro identità sessuale o vengono discriminati sui luoghi di lavoro, allora ci stiamo da cristiani ma soprattutto da riformisti.
Perché non è più possibile sentire storie di ragazzi di 16 anni che si tolgono la vita perché a scuola si sentono diversi e sono vittime di fenomeni di bullismo.

Ma questa è una battaglia soprattutto culturale che possiamo fare insieme, solo nel momento in cui da parte della comunità glbt cessi una continua guerra di volgarità contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Perché sono molti i cittadini che si sentono offesi quando nelle piazze della nostre città, ci sono queste manifestazioni, legittime anche se non condivisibili, e da queste vengono lanciate continue offese verso la Chiesa cattolica, contro il clero e contro un sentimento religioso che è maggioritario in Italia.
E allora se si vuole un po’ di rispetto si inizi a rispettare gli altri, perché il rispetto di una minoranza non può nascere dalla volgarità e dall’assenza di buona educazione nei confronti della maggioranza. Per questo dico che a 9 anni dal world gay pride fatto in occasione del Giubileo del 2000, le cose non sono cambiate. E continueranno a non cambiare finché ci sarà questo scontro frontale sulla forma e non sui contenuti.

Perché bene ha fatto tanto il Presidente Fini quanto il Sindaco Alemanno a ricevere una delegazione di tutte le associazioni gay italiane. Ed è quella la strada da percorrere che è valsa più di 1000 pride: far nascere un confronto aperto nei termini e nei luoghi della democrazia, con grande civiltà nei toni e prendendo atto di una realtà che c’è e che come tale va rispettata.
Ma questo è diverso dal voler smembrare la famiglia tradizionale basata sul matrimonio e contemplata nella nostra Carta Costituzionale.

Noi cattolici del centro destra, a differenza dei nostri colleghi di sinistra, siamo orgogliosi della nostra identità culturale e religiosa e del patrimonio valoriale e politico di cui ci sentiamo promotori ogni giorno nel Parlamento e nel territorio. Per questo non abbiamo alcuna intenzione di abbassare la testa, farci annettere o condizionare da tentazioni zapateriste di destra o sinistra che siano, anche perché meno di una settimana fa la gente si è espressa con la massima chiarezza possibile, facendo vincere noi cattolici e dando una sonora sconfitta a quei personaggi che hanno cercato in tutte le maniere di attaccare frontalmente l’istituto familiare.

Giorgio La Porta