150 volte auguri all’Italia

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150 volte auguri all’Italia

Lo ZOOM di Tommaso Soldi

Il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II veniva proclamato Re d’Italia, per volontà Divina e della “Nazione”. Sono trascorsi 150 anni da quel preciso  momento che ha segnato una delle più importanti pagine della nostra storia. I protagonisti di allora sicuramente erano capaci di sognare, di sperare, di entusiasmarsi a tal punto da trasformare in realtà ciò che poteva sembrare irrealizzabile. La loro forza di volontà dette vita all’Unità d’Italia.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un dualismo senza senso riguardo alla celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. La nostra Nazione merita di più. Se il 17 Marzo deve essere un giorno considerato come un ulteriore pretesto di vacanza, allora si perde tutto il vero significato di celebrare quella data storica. Se invece questo giorno è un motivo serio per ricordare il nostro passato, attualizzando quel senso di Nazione e di patriottismo che oggi scarseggia molto nello spirito degli Italiani, allora sì che è fondamentale celebrare non una semplice data, ma la ricorrenza di un evento di grande significato.

Non possiamo, dopo 150 anni, assistere ancora ad una forte divisione tra Nord e Sud a livello economico così come non possiamo accettare che una buona parte del popolo Italiano non sia fiero della propria identità e tenda, molto spesso, a elogiare la qualità di altri Stati Europei. Oggi va di moda l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la Spagna, la Germania; l’Italia con troppa facilità viene declassata. Giovani e adulti spesso fanno le valigie e cercano maggior fortuna all’estero. Se i protagonisti del Risorgimento Italiano così come, in un periodo successivo, quelli della Costituente della Repubblica Italiana, fossero andati via dall’Italia perché scontenti dello status quo, e non si fossero spesi per una causa maggiore, oggi forse l’Italia sarebbe l’ultima ruota del carro degli Stati Europei. Non saremmo quella Nazione che, nonostante tutto, è invidiata da tutto il mondo.

Oggi molti guardano all’innovazione e allo sviluppo tecnologico di tanti Stati a noi vicini, ma forse ci dimentichiamo che l’Italia è quella Terra che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità. Fra le 148 Nazioni del Mondo, nella classifica dell’Unesco, l’Italia risulta essere la prima. Non esiste una Provincia Italiana, partendo dal Nord e arrivando a Sud, che non ospiti un “gioiello” del nostro passato, insomma, la firma di coloro che hanno preso parte alla storia della nostra Patria.

Non possediamo una fotografia della storia dei popoli, come invece molti altri Paesi hanno, ma un’intera sequenza cronologica delle civiltà più belle. Dai Nuraghi della Sardegna alle necropoli Etrusche, dalle forti tracce della Magna Grecia alla Roma Repubblicana e Imperiale. La nostra Capitale che rimane nel cuore di tutti coloro che la visitano. Pensiamo alla bellezza dei borghi medievali, dei castelli, delle chiese. La Firenze rinascimentale che ospita quelle meraviglie del passato che  attirano milioni di persone tutti gli anni. Venezia, unica nel mondo. Se l’Italia fosse un puzzle potremmo dire  senza alcuna incertezza che ogni piccolo pezzo ha un valore inestimabile.

Ciò che viene studiato sui libri di Storia, noi Italiani, abbiamo modo di viverlo costantemente nella quotidianità, perché il patrimonio che abbiamo ci avvolge ovunque. Pensiamo alla letteratura, ai pittori, agli scultori, ai musicisti…Gli Italiani forse dovrebbero essere più fieri della loro identità. Certamente il nostro Paese ha bisogno di innovazione e sviluppo, necessita il rilancio dell’economia e delle imprese, ma dobbiamo imparare a valorizzare di più l’aspetto culturale e tutto quel patrimonio artistico di cui godiamo. Il turismo è il petrolio degli Italiani, dobbiamo saperlo gestire meglio e far sì che lo Stato lo agevoli intervenendo sui trasporti come sui servizi.

1861 – 2011. Due volti, della nostra Italia, diversi per alcuni aspetti ma simili per altri. E in 150 anni, tra i molti cambiamenti avvenuti, anche la nostra bandiera ha una sua storia e i suoi perché…Il Verde simboleggia da un lato la speranza e dall’altro un elemento che caratterizza, e non poco, la nostra Nazione: i meravigliosi paesaggi Italiani. Il Bianco rappresenta le Alpi, ma anche la fede Cristiana, non una semplice confessione, ma una cultura fortemente radicata nel popolo Italiano. Il Rosso ricorda il sangue versato per la Patria e per l’Unità d’Italia. Al centro della bandiera c’è lo stemma della Casa Savoia alla quale apparteneva Vittorio Emanuele II, Re d’Italia e degli Italiani.

Con la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica, la bandiera Italiana rimase il tricolore ma senza lo stemma reale dei Savoia. Nel 1948, tuttavia, venne adottato l’emblema della Repubblica Italiana. Esso si caratterizza per la presenza della stella, simbolo associato all’Italia sin dai tempi più remoti, presente nel periodo Risorgimentale e nello stemma del Regno unitario. La ruota dentata rappresenta il lavoro su cui è fondato il nostro Paese e traduce, simbolicamente, il primo articolo della Costituzione Italiana: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sulla destra si ha il ramo di quercia, rappresentante la forza e la dignità del popolo Italiano. Sulla sinistra invece il ramo di ulivo, simboleggiante la volontà di pace, di concordia e fratellanza.

Se il mondo è bello perché vario, l’Italia è meravigliosa perché unica.

 

 

Tommaso Soldi

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