Intervento italiano in Libia, governo diviso. Napolitano: “Non potevamo restare indifferenti”. Emergency abbandona: “È un massacro”

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Roma – “Bombarderemo obiettivi mirati, per esempio batterie anticarro, carri armati, depositi di munizioni. Obiettivi pianificati dalla Nato che ce li indicherà di volta in volta”. Con queste parole il ministro degli Esteri Franco Frattini spiega, in un’intervista alla Stampa, la natura della partecipazione italiana ai bombardamenti della Nato in Libia. L’intervento dell’Italia è stato annunciato ieri in serata dal premier Silvio Berlusconi dopo una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

La decisione è stata presa dal governo nei giorni scorsi dopo un colloquio col presidente del Consiglio di transizione di Bengasi Mustafa Abdel Jalil. Frattini ritiene “inevitabile” l’intervento militare dell’Italia dopo il ripetersi dei massacri in Libia. Come ha spiegato lo stesso ministro, per avviare la missione non ci sarà bisogno di alcun dibattito in Aula perché l’esecutivo ha già ottenuto dal Parlamento “un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973 dell’Onu, che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica”.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e delle Associazioni d’Arma, ha giudicato inevitabile la partecipazione italiana alle operazioni militari in Libia. “Non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia”, ha detto il presidente, che ha poi ricordato che l’intervento dell’Italia “costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”.

In un’intervista a Repubblica il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha spiegato che l’Italia non prenderà parte “ad azioni contro bersagli situati all’interno di zone abitate. Non ci saranno missili italiani sulle città, ma solo su precisi e individuati obiettivi militari, per evitare al massimo il rischio di colpire i civili per sbaglio”. E in linea con il ministro Frattini e con il presidente Napolitano, anche La Russa ha sottolineato che “il Parlamento ci ha autorizzato a una missione che comprende anche queste azioni”.

Le parole del titolare della Difesa giungono in risposta a quelle del ministro leghista Roberto Calderoli, che ieri aveva espresso il parere contrario della suo partito ad una missione militare. “La Lega è contraria a qualsiasi intervento con l’uso della forza in Libia che coinvolga civili. L’Italia – ha proseguito Calderoli – ha già fatto quello che doveva fare, senza avere nulla in cambio sul fronte immigrazione”.

Dalla sua villa in Sardegna il capo del governo è costretto ad intervenire direttamente nella querelle con la Lega. Al Carroccio, ha detto il presidente Berlusconi, “spiegherò che non potevamo più tirarci indietro. Ma non cambia nulla nella nostra missione, attaccheremo solo carri armati e postazioni di artiglieria”.

Ma la Lega non pare essere l’unica voce contraria all’interno del governo. Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi ha dichiarato che ”l’intervento in Libia è completamente sbagliato, i presupposti sono e restano del tutto infondati”.

Appare evidente, comunque, che la natura della missione italiana in Libia sia cambiata profondamente. Anche il ministro La Russa è costretto ad ammettere che “prima scortavamo e proteggevamo gli equipaggi alleati che andavano a colpire i nemici, facendo saltare i sistemi radar libici. Adesso colpiremo anche noi”.

Intanto la situazione in Libia si fa sempre più difficile. Emergency, costretta ad abbandonare l’ospedale di Misurata, parla di “massacro”. Secondo il comunicato dell’organizzazione umanitaria, tra sabato e domenica i medici volontari si sono trovati di fronte 200 feriti e oltre 60 morti. Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell’ospedale. Per questo motivo tutto il personale sanitario è stato obbligato a lasciare la struttura e Emergency ha chiesto all’Onu di “negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile”.