Richiesta d’arresto per il deputato del Pdl Milanese, legato “da un rapporto di stretta fiducia” a Tremonti. Il ministro dell’Economia ascoltato dai giudici.

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Marco Milanese, ex consigliere del ministro Tremonti

Su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli, il gip del tribunale di Napoli ha trasmesso alla Camera una richiesta d’arresto per il parlamentare del Pdl Marco Milanese, accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Nell’ordinanza di custodia cautelare i pm affermano che Milanese, fino a pochi giorni fa consigliere del dicastero dell’Economia, è legato al ministro Giulio Tremonti “da un rapporto di stretta fiducia” e, anche dopo le recenti dimissioni, tra i due “permane una situazione di oggettiva vicinanza”. Benché Milanese abbia lasciato il suo incarico di consigliere politico di Tremonti, sussiste “il pericolo, tuttora concerto e attuale, di inquinamento probatorio”.

Tremonti, sentito dai giudici come persona informata sui fatti, ha riferito l’esistenza di “cordate” all’interno della Guardia di Finanza “costituitesi in vista della prossima nomina del comandante generale”. Il ministro dell’Economia ha spiegato anche che Milanese è “tuttora in stretto contatto con quei vertici, avendo appreso dagli stessi quanto riferito poi al ministro e oggetto del colloquio tra lo stesso e il presidente del Consiglio”.

Secondo i giudici di Napoli, tra Tremonti e Milanese ci sono rapporti finanziari “assolutamente poco chiari”. Dalle carte emerge infatti l’esistenza di un immobile a Roma “concesso in locazione a Milanese per un canone mensile di 8.500 euro” che “viene di fatto utilizzato dal ministro Tremonti, il quale a sua volta risulta aver emesso, nel febbraio del 2008, un assegno di 8.000 euro in favore del Milanese”. Tale assegno, secondo i giudici, non avrebbe nulla a che vedere con il pagamento dell’affitto dell’immobile.

L’inchiesta che riguarda Milanese è nata dalle indagini che coinvolgono anche Paolo Viscione in relazione alle attività della società assicurativa Eig. Da Viscione il parlamentare del Pdl avrebbe ricevuto somme di denaro e beni di lusso che, secondo le intercettazioni telefoniche, venivano dati in cambio della rivelazione di notizie riservate e interventi per rallentare le indagini della GdF sulla società assicurativa.

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