Matteo Renzi, “Job Act” o “Job Bill”?

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obamaclip_ap-500x281Londra – Nella prossima riunione del 16 gennaio Matteo Renzi presenterà il suo “Job Act”. Bene. L’immagine che i cittadini hanno di lui è quella di un giovane, di un politico con le idee chiare, che sa usare i sistemi digitali, che è padrone della lingua inglese.

Ebbene, non è proprio così.

Ha commesso una gaffe. Un grossolano errore. Lui ed il suo staff.

Una proposta di legge, nella lingua inglese, si definisce con la parola “bill”.

Diventa “Act” solo dopo l’approvazione del Parlamento.

Il suo modo di proporsi come il giovane che avanza e che vuole farsi strada parlando e scrivendo una lingua che non conosce, lui ed il suo staff, lascia intendere la sua pochezza, la sua superficialità, il suo uso del “copy” e “paste”.

Di questo personaggio l’Italia non ne ha bisogno. Ha bisogno di persone concrete, di persone che parlano e scrivono perche sanno.

E’ il momento di queste e non di governanti.

2 Commenti

  1. Beh, il suo staff ha a disposizione lo staff USA e scrive Act invece di Bill perchè tanto il Parlamento non esiste più quindi cosniderato che non si fanno più neanche le elezioni, l’atto si ha per approvato.

  2. La direzione del PD di ieri è stata tutta una farsa a servizio di più fruitori. E’ utile per quella corrente che ha come l fine quello di candidare l’ennesimo D’Alema.

    E’ utile per la minoranza cuperliana per risollevare la testa proponendo progetti di Letta bis.

    Infine è utile a Matteuccio che si crede l’ennesimo unto del signore, salvatore della patria e del “Jobs Act termine quanto mai errato ma che nessuno rileva, considerando che tale denominazione vuole dire atto di lavoro legiferato da un governo, contrariamente si chiama “Job bill ” ma, per l’italia di Renzi potrebbe chiamarsi “Job Project o Job plan “.

    Quanto alle tre proposte di legge elettorale annunciate dal sindaco di Firenze.

    Una legge esiste ed è quella ammessa dalla consulta ovvero, un sistema proporzionale con preferenze e relativo sbarramento .

    Una legge idonea per un paese ove le realtà politiche sono molte e complesse.

    Per quanto mi riguarda, sono per il sistema anglosassone. Collegi uninominali, turno unico, chi vince prendete tutto. Zero finanziamento alla politica a parte una quota concessa all’opposizione. Insomma, l’Italia, potrebbe ricalcare paesi a democrazia compiuta come il Regno Unito.

    Amerigo Rutigliano Social workshop

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