Stefano Ricci porta la moda a Montecristo

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Dopo il Castello di Sammezzano e i sassi di Matera, la maison di Stefano Ricci prosegue il viaggio nella alla grande bellezza d’Italia e presenta in anteprima la sua collezione primavera-estate 2019 sull’isola di Montecristo, riserva naturale protetta, dove sono state eccezionalmente scattate le immagini della campagna.
Il Castello di Balbo domina il porto di Punta Ala dall’epoca di Cosimo I de’ Medici che lo fortificò per proteggere il Granducato, ma deve il nome a Italo, gerarca e aviatore innamorato della Maremma, che lo volle come residenza privata dal 1932. È un avamposto da cui si abbraccia l’orizzonte a 360 gradi, alle spalle l’entroterra, di fronte agli occhi l’Arcipelago toscano, là poco oltre lo scoglio dello Sparviero. Laggiù, praticamente invisibile a quasi 40 miglia nautiche, si nasconde l’Isola di Montecristo, la più selvaggia e inaccessibile, impervia e montana, resa celebre dal Conte di Alexandre Dumas e, dal 1971, riserva naturale protetta. Tra questi due punti, il castello e l’isola distanti meno di due ore di navigazione, la maison fiorentina Stefano Ricci ha tirato un filo di eleganza, scegliendoli per ambientare (e presentare) la collezione primavera-estate 2019 che a giorni approderà a Pitti Uomo.
Dopo il Castello di Sammezzano e i sassi di Matera, dunque, prosegue l’omaggio di Stefano Ricci alla grande bellezza d’Italia, luoghi unici per il fascino ma anche l’identità, la storia, la discrezione.
Sbarcare a Montecristo non è stato semplice: l’isola è protetta, il limite segnato a un chilometro a largo, mille persone l’anno sono autorizzate alle visite, rigorosamente guidate. Solo la piccola spiaggia di Cala Maestra consente l’approdo, il resto sono faraglioni di roccia a picco; nella Villa Reale — già appartenuta ai marchesi fiorentini Ginori e da questi ceduta ai Savoia — che oggi è pressoché chiusa, vivono un paio di carabinieri della ex forestale, guardiani dell’isola popolata per lo più dalle capre selvatiche. Hanno il cambio ogni 15 giorni, il telefono fisso e un’antenna satellitare con tre canali. Controllano, bloccano (con la guardia costiera) i tanti che furbescamente provano a «perdersi» arrivando fin lì, monitorano i programmi di tutela dell’ambiente. «A Montecristo ci si occupa di conservare la biodiversità e contrastare le specie aliene invasive, come il ratto nero che aveva grande impatto sugli uccelli marini nidificanti o l’ailanto asiatico che tende a sostituire la macchia mediterranea» spiega Giovanni Quilghini, comandante del reparto biodiversità dei carabinieri di Follonica.
È stato lui a coordinare il progetto di Stefano Ricci, sposandolo «per la corretta espressione dei valori della conservazione, protezione e tutela». Insomma, celebrare l’isola ma nel rispetto. Qui, all’ombra del leggendario tesoro che sarebbe nascosto nel monastero, ha preso vita «l’uomo Stefano Ricci» che nell’eleganza e la cura dei dettagli esalta il made in Italy; una collezione — come racconta il direttore creativo Filippo Ricci, figlio del fondatore — che «prende ispirazione dal mare, dai blu della sua profondità, il nero degli abissi, i gialli e i rossi dei tramonti». Nel viaggio nella bellezza l’azienda continua a crescere: ha chiuso il 2017 con 143,8 milioni di fatturato (+13%) e l’obiettivo, spiega il fratello e amministratore delegato Niccolò Ricci, di replicare nel 2018, il primo quarto dell’anno conferma la tendenza. Da gennaio ha inaugurato quattro nuove boutique (Hong Kong, Cambogia, Georgia e Dubai) e altre cinque arriveranno entro la fine del 2018, in Cina, India, Russia e nel fashion district di Miami. Intanto, nella sede di Firenze, crescono gli spazi dedicati alla sartoria, «i giovani si formano dai maestri artigiani per non perdere know-how e tradizione» e si afferma la linea «home» trainata dai progetti di interior design, come quelli sugli yacht extra lusso. Il tesoro di Montecristo, stavolta, è un’eleganza senza tempo, con 47 anni di storia e la rotta sul futuro.

(dal “Corriere fiorentino”, 09 giugno 2018)