Con Campeggi a Pomonte, il suo buon ritiro

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Con Campeggi all’Elba, dove i ciottoli erano da dipingere e tutti hanno una sua opera Il ricordo della moglie: lì aveva trovato la sua nuova oasi, gli hanno dato l’addio sulla spiaggia.
Quarantaquattro passi dal pelo dell’acqua al tavolo da disegno: «Nano, me lo fai un cavallino?» Ecco pronto il cavallino. «Nano, a me piacerebbe un pesce». «A me un fiore». «Io vorrei Napoleone». E Nano disegnava il pesce, il fiore, Napoleone. Superati i 90 anni Silvano «Nano» Campeggi non si spogliava nemmeno più, troppo sole per la sua pelle. Scendeva in spiaggia col suo largo cappello, pantaloni e camicia bianchi. Si bagnava i piedi e iniziava il rito mattutino: le persone passavano di lì, un caffè, un disegno da portare a casa. A Pomonte tutti hanno «un Campeggi» alla parete. Amava follemente quella spiaggia lui, «il pittore del cinema», il fiorentino più famoso della Hollywood «storica», di oltre tremila tra i più bei manifesti da Ben Hur a Casablanca. Da quarant’anni era diventato «pomontinco», folPomonte gorato sulla via del mare dai sassi di granito stondati che sono la «firma» della natura sulla spiaggia di questa frazione di Marciana, Isola d’Elba. Li dipingeva su tela e cartoncino, ma anche sui sassi stessi, ci disegnava sopra il golfo del Calello con i due caratteristici pini. Oppure aiutava altri a dipingerli.
Il 24 ottobre alla Festa del cinema di Roma verrà presentato il film sulla sua vita, As Time Goes By — L’uomo che disegnava sogni, dall’omonima canzone di Casablanca. In cui lo stesso Nano e la moglie Elena sono attori protagonisti della grande epopea del cinema degli anni d’oro. E anche il Museo Zeffirelli sta pensando di omaggiarlo. Ma quando i riflettori di Hollywood si affievolirono, Campeggi aveva scelto di vivere all’Elba buona parte dell’anno. «Aveva trovato la sua nuova oasi» ricorda lei. E nel candore di quei ciottoli levigati dal mare rivedeva la bianca purezza della «sua» Marilyn Monroe, quella che all’apice di fama e splendore aveva voluto lui e solo lui, nuda di fronte alla tela, per il più angelico ed erotico dei ritratti. «Il giorno della sua morte — il 29 agosto scorso, a 95 anni, ricorda la moglie — gli abitanti di Pomonte hanno scritto il loro messaggio di cordoglio sulla spiaggia: «Buon viaggio Nano». Sugli stessi sassi che erano abituati a disegnare insieme».
E’ un piccolo paese alle pendici del monte Capanne, sulla costa occidentale dell’isola. Da una parte il mare, dall’altra i monti e oltre i la vallata con i terrazzamenti a vite e i fossi. «Siamo entrati in questa comunità nel 1970, Nano scelse di vivere in mezzo a queste persone perché aveva bisogno di tranquillità e di essere circondato d’amore» prosegue il ricordo di Elena. Nel ‘72 — all’epoca ci vivevano 700 persone, ora solo 250 anche se d’estate si arriva a 2500 — Campeggi ha fondato una scuola di ceramica «perché i giovani non dovessero finire tutti a fare i camerieri». La sua grandezza, oltre al disegno, era «dedicarsi ai ragazzi che come lui non avevano la possibilità di studiare. Diceva: se impari a disegnare non sarai mai solo».
Le luci di Los Angeles e Cinecittà si spensero negli anni 70. Era finita un’epoca nella quale era stato un re. «Ha reimpostato la sua vita e ha scoperto la sua essenzialità a Pomonte — ancora lei — dando forma a questi sassi che descriveva come ormoni, li chiamava gli “organi genitali della terra”. Lui li ha umanizzati».
Ogni estate organizzava anche una «gara» di pittura tra i bambini a chi realizzava il sasso più bello e nel ‘75 diede vita lì alla prima mostra interamente dedicata ai sassi. Era il padre putativo della squadra di calcio del paese, ai ragazzi aveva regalato le magliette per le partite. Quando c’era una festa, era in prima fila: «Io gli dicevo, Nano, siediti, che ti portiamo da mangiare. Ma lui nulla, fermo non ci poteva stare, si impuntava che voleva stare al banco dei dolci a servire». Lo ricorda così Alfredino, il postino, che oggi ha 58 anni ma da ragazzo è stato uno di quei figli di Pomonte che Campeggi aveva preso sotto l’ala protettrice della sua arte e del suo affetto. Tra i villeggianti assidui che negli anni avevano stretto un legame speciale con lui c’è anche il procuratore di Pisa, Alessandro Crini: «Era il personaggio di riferimento, si andava a casa sua a parlare di idee, film. Tutti gli riconoscevano un’autorità indiscussa. Considerava quella terra fondamentale per l’ispirazione. Si fermava al bar della piazza, con la sobrietà e il distacco del fiorentino, ma anche con la passione del “pomontinco”». Per Crini e la moglie Rosanna, Pomonte è un appuntamento fisso da 30 anni: «Il paesino funziona come un microcosmo in cui una persona della sua qualità è riconosciuta, amata. Era buffo, arrivava all’improvviso e ti regalava un disegno di cavalli. Ha aiutato la crescita culturale di quel lato dell’isola come non si pensava fosse possibile».
Un disegno, una partita a carte in spiaggia. E poi la pesca col compagno fisso Ovidio, zio di Alfredino, che oggi ha 96 anni. Fu Ovidio a vendergli la casa. Leggenda narra che Campeggi si sia dovuto «sforzare» per convincerlo a prendersi tutti i soldi subito, perché Ovidio quasi non li voleva, come se farsi pagare da un grande artista fosse peccato mortale. «Tutte le mattine Nano andava con la sua borsa alla sorgente — prosegue Alfredino — Tutte le sere era al bar in piazza con Elena e gli amici». È così che Alfredino ha acquisito negli anni «un secondo zio». «Uno di noi: umile, semplice, ma allo stesso tempo un uomo importante, sembrava fosse nato a Pomonte». Circa quindici anni fa decise di rifare il look alla festa di Santa Lucia: «Realizzò un nuovo dipinto che abbiamo trasformato in santino, ognuno ne ha uno in casa, ma io — ancora Alfredino — ho la bozza originale, in versione quadro grande».
Gli amici al mare Era buffo, arrivava all’improvviso e ti regalava un disegno di cavalli. Ha aiutato la crescita culturale di quel lato dell’isola.

Edoardo Semmola, Corriere Fiorentino