Il cantiere sotto accusa “Lo Stato ha fallito”

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Gli edifici di culto in Francia sono stati confiscati alla Chiesa ma poi lasciati senza manutenzione.
Notre-Dame cadeva a pezzi e i fondi stanziati per il restauro sono stati insufficienti a metterla in sicurezza
Dalla nostra corrispondente
parigi
I dodici apostoli sono salvi, ma solo quelli. Qualche giorno fa le statue che circondavano la flèche, la guglia di Notre- Dame erano state estratte e portate in un deposito per avviare i lavori che dovevano ridare splendore alla cattedrale. Il gigantesco cantiere puntava a restaurare la flèche, la guglia che svetta fino a quasi cento metri da terra e di cui ora non rimane più nulla. La costruzione dei giganteschi ponteggi era cominciata quest’estate e solo da qualche settimana erano finalmente arrivati gli operai per cominciare il restauro.
L’incendio è scoppiato, secondo le prime ipotesi, tra le impalcature e il sottotetto nella parte centrale della cattedrale che ha una spina dorsale tutta in legno. L’inchiesta dovrà appurare come fosse stato progettato il cantiere e quali fossero state le misure anti- incendio adottate. Da tempo la cattedrale era pericolante, senza più manutenzione. È uno degli effetti paradossali della legge che nel 1905 ha confiscato i beni della Chiesa. Il gioiello gotico vecchio di otto secoli non appartiene più al Vaticano ma allo Stato francese che colpevolmente non ha curato come doveva questo patrimonio storico. In questi anni, frammenti di arcate, chimere, altorilievi che cadevano letteralmente a pezzi erano stati accatastati in una rimessa dietro all’abside con un sentimento di impotenza che il rettore di Notre-Dame aveva più volte denunciato.
Solo l’anno scorso, la Sovrintendenza aveva finalmente staccato un assegno di 2 milioni di euro per restaurare intanto la guglia, simbolo della cattedrale. Troppo poco ancora per mettere in sicurezza l’intera cattedrale, per cui il restauro completo costava almeno 150 milioni di euro secondo l’americano Andrew Tallon, considerato come il massimo esperto di Notre-Dame. « Chissà perché abbiamo dovuto trovare all’estero qualcuno di così dedito alla nostra cattedrale » ci aveva raccontato un anno e mezzo fa André Finot, portavoce della cattedrale, da anni si batte contro il degrado del tempo. Finot aveva organizzato diverse visite per dare conto dell’assurdità della situazione, mostrando i reperti caduti dalla struttura, tra cui pinnacoli, pezzi di balconate, teste di gargoyle, le creature mostruose che ornano l’edificio. Negli archi rampanti che tengono l’intera struttura erano ben visibili crepe, la pietra ” fradicia”, secondo le parole di Finot, che rendevano urgenti i lavori di consolidamento. Una raccolta fondi era stata lanciata con molti mecenati arrivati dagli Stati Uniti ma non è stato sufficiente per sbloccare altri lavori che dipendevano comunque dalla Sovrintendenza.
Tra i custodi della cattedrale e l’amministrazione pubblica era in corso un braccio di ferro. Lo Stato era accusato a mezze parole di arricchirsi con i turisti a cui fa pagare un biglietto per entrare nelle Torri, incassando circa 4 milioni di euro all’anno, e riversandone appena due nella cattedrale. Il rettore di Notre- Dame si è sempre rifiutato di « snaturare il luogo di culto » facendo pagare un ticket d’ingresso nella chiesa, come accade già per il Duomo di Milano. Con le donazioni dei fedeli, Notre-Dame riesce a pagare i settanta dipendenti che devono gestire l’afflusso turistico e assicurare otto messe al giorno. Da quando la cattedrale è considerata anche obiettivo sensibile per potenziali terroristi, i costi della sicurezza interna sono triplicati. Per affrontare l’emergenza di Notre- Dame e di altre chiese in rovina il governo aveva proposto di organizzare una lotteria di beneficenza. Quasi una beffa. E ora che lo scempio è diventato qualcosa di irreparabile saranno in molti a interrogarsi sulla tutela del patrimonio dei luoghi di culto nel Paese dei Lumi e della laicità. Nel 2018 sono stati registrati 877 casi di furti o distruzioni denunciati nelle chiese francesi, molte ormai abbandonate. Nel 2012 c’era stato l’incendio alla cattedrale di Nantes, anche in quel caso durante dei lavori di ristrutturazione. Evidentemente, anche quell’incidente è passato invano in una colpevole indifferenza.
Le riprese dall’alto
Le foto realizzate con i droni mostrano l’estensione dell’incendio e il ruolo che potrebbero aver avuto le impalcature per la manutenzione Ellekappa (da “La Repubblica. Anais Ginori)

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