Dal voto umbro poche conseguenze per il governo

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Foto Stefano Cavicchi/LaPresse17-10-2019 Perugia, ItaliaPoliticaIl leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Perugia con il segretario della Lega, Matteo Salvini, e il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, a sostegno della candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Umbria, Donatella Tesei.Nella Foto: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Donatella Tesei e Silvio Berlusconi

Istituzioni e Federalismo

Il centrodestra conquista l’Umbria. Ci saranno conseguenze sul governo nazionale? Intanto, il voto ha riguardato una quota molto ridotta di elettorato. E poi proprio il successo di Salvini rafforza le ragioni che hanno portato alla nascita del Conte bis.

I risultati del voto in Umbria

Le elezioni regionali del 2019 sanciscono il buon momento del centrodestra, che conquista l’Umbria, una tradizionale roccaforte della sinistra. Complici sia le vicende che hanno portato a elezioni anticipate (lo scandalo concorsi in sanità) sia la proposta, a Roma come a Perugia, di una alleanza probabilmente percepita come poco naturale dai rispettivi elettori, Partito democratico e Movimento 5 stelle escono piuttosto male dal confronto elettorale, seppur con alcune differenze. Le conseguenze, a livello nazionale, non dovrebbero tuttavia essere troppo drammatiche per la maggioranza di governo.

I risultati delle elezioni regionali in Umbria sono ormai noti e, a grandi linee, erano anche attesi. La candidata del centrodestra, la senatrice Donatella Tesei, conquista oltre il 57 per cento dei consensi; il secondo arrivato, Vincenzo Bianconi, candidato della coalizione Pd – M5s si ferma al 37,5 per cento. Venti punti percentuali che equivalgono, in termini assoluti, a circa 90 mila elettori.

Quattro anni fa, il centrosinistra aveva battuto piuttosto di misura il centrodestra (43 a 39 per cento), seppur senza allearsi con il M5s (circa il 14 per cento). Di fatto, un impressionante rovesciamento dei consensi. In crescita l’affluenza, che si attesta al 64,7 per cento contro il 55,4 per cento delle regionali del 2015.

Il dato più evidente è il crollo del M5s che, rispetto al 2015, prima raddoppia i propri consensi (2018) e poi li dimezza due volte, fermandosi al 7 per cento. Il Partito democratico perde molti voti, in termini percentuali, rispetto al 2015, ma il crollo maggiore si era già verificato nel 2018; da quel momento, la perdita risulta decisamente più contenuta, anche considerando la recente scissione di Italia Viva di Matteo Renzi. Discorso analogo, ma a tendenza rovesciata, per la Lega di Matteo Salvini: decisamente in crescita rispetto al 2015 e anche al 2018, ma leggermente in calo rispetto alle Europee di pochi mesi fa. Un gran balzo in aventi invece per Fratelli d’Italia, mentre continua il calo di consensi per Forza Italia.

Le conseguenze

Al solito, chi vince le elezioni locali tende a enfatizzare il carattere nazionale del voto, mentre chi le perde lo sottovaluta. La verità sta nel mezzo. L’elettorato umbro è composto da 703.596 votanti, circa l’1,4 per cento rispetto al totale nazionale (49.301.157). Da questo punto di vista, un campione non certo rappresentativo. Inoltre, il voto anticipato in Umbria è stato causato principalmente da vicende di cronaca giudiziaria, il che non ha certo facilitato la vita all’azionista di maggioranza della giunta precedente, vale a dire il Pd. Tuttavia, è inutile fare finta che gli elettori non esprimano anche giudizi più generali quando votano, soprattutto quando le campagne elettorali sono caratterizzate più dalla presenza dei leader nazionali che dei candidati locali. Il centrodestra vive un buon momento elettorale. Se i risultati umbri fossero replicati a livello nazionale, ci aspetteremmo che se fossimo andati a elezioni in autunno, il centrodestra avrebbe vinto facilmente. Ebbene, se l’obiettivo dichiarato di questa alleanza era davvero di non consegnare il paese a Salvini, allora l’accordo tra Pd e M5s che ha allontanato le elezioni ha davvero evitato che il centrodestra vincesse. Ma, proprio per questa ragione, le motivazioni che hanno portato alla nascita del governo Conte bis ci sono ancora tutte (anzi, sono anche più forti). Inoltre, il mandato è solo all’inizio, e prima di dichiarare chiusa l’esperienza, c’è da attendersi almeno qualche serio tentativo di riforma, che la maggioranza proverà a utilizzare per mantenere il potere. Certo, se il massimo che la coalizione riuscirà a proporre sarà l’ennesima nuova legge elettorale, l’Umbria non potrà che diventare il gustoso antipasto di un trionfo per Salvini e il centrodestra. (da www.lavoce.info)

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