Vita difficile

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Amedeo Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio 1884, da una famiglia ebraica di umili condizioni. Ebbe una infanzia difficile, aggravata da precarie condizioni di salute: dopo un attacco di febbre tifoide, e uno successivo di polmonite, a 16 anni si ammalò di tubercolosi. Il tutto aggravato da una brutta forma di depressione. Sin da bambino, l’arte era la sua grande passione. Dopo aver compiuto i suoi studi a Livorno e a Venezia, nel 1906 si stabilì a Parigi. Qui ebbe prima uno studio a Montmartre poi, stanco del dilagare degli Impressionisti, si trasferì a Montparnasse, dove frequentò cubisti, pittori “fauves” e tutto il nuovo che poté incontrare. Purtroppo l’uso di alcol e droga minava la sua salute, già delicata. In più, viveva in gravi ristrettezze economiche dovute alla difficoltà di vendere le sue opere. Solo nel 1916 incontrò Léopold Zborowski, noto mercante d’arte, che riuscì ad aiutarlo diffondendo il suo nome. Modì continuò quindi a dipingere (ma sempre pagato pochissimo) e il 3 dicembre del 1917 inaugurò la sua prima personale, che però fu chiusa dalla polizia per oscenità (in mostra c’erano molti nudi). Dopo alcune relazioni tempestose, incontrò Jeanne Hébuterne, giovanissima pittrice di cui si innamorò perdutamente. Per un periodo vissero insieme in Provenza dove nacque la loro figlia. Ma nel 1920, per l’aggravarsi della tubercolosi, l’artista fu ricoverato d’urgenza in un ospedale parigino per poveri, dove morì. Tutta la comunità artistica della Ville Lumière si strinse intorno a Jeanne, incinta di nove mesi del secondo bambino. La giovane però non resse al dolore e si uccise poco dopo, gettandosi dalla finestra.

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