Cori e tricolori, l’italia alla finestra intona «Azzurro» e applaude i medici «Vi ringraziamo»

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Qualcuno ha piazzato un mega-altoparlante sul terrazzo condominiale e spara a palla le note di «Azzurro», ma stavolta nessuno chiama l’amministratore, anzi i condomini fanno il coro. Si canta, come viene viene, non importa, con gli occhi rivolti al cielo, che sia grigio o che sia blu, in questo secondo pomeriggio di flashmob tricolore contro l’ansia plumbea da coronavirus.
Con tutta l’italia che vorrebbe abbracciarsi, ora che non può più farlo, e allora si unisce in un lungo karaoke patriottico. E pazienza se quell’«allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te» è proprio quello che non si deve fare.
In tuta, con il maglione da casa, in pigiamone, ché si sta tappati in casa e tanto vale mettersi comodi, appuntamento alle 18, gli inviti girano sui social, chi c’è c’è, e ci sono in tanti, immortalati dai video tremolanti che girano sui social. La casalinga fa un balletto solitario con le mollette dello stendino, i ragazzi si sbracciano sul tetto tra le antenne, chi è seduto al piano, chi si sporge con il violino dalla finestra, la nonna ha il braccio fasciato al collo, ma tiene il tempo come può, tre bambini di Bergamo gridano «Viva l’italia» saltellando sul tappeto elastico, il trenino della Roma-ostia riarrangia la hit di Conte-celentano con la sirena , a Milano riecco Fedez e Chiara Ferragni, lui col cappuccio del felpone in testa, lei che saltella in cappottino rosso tres chic, con cassa high tech sul davanzale e inquadratura del telefonino sul gatto bianco e grigio dei vicini, che li fissa perplesso da dietro il vetro.
«Oggi è Azzurro come la livrea della nostra volante», annota su Twitter l’agente Lisa della polizia, di pattuglia su una strada deserta. «Possono separarci una porta, un balcone,una strada, ma niente e nessuno potrà separare i nostri cuori» scrive ispirato il premier Giuseppe Conte postando un collage di immagini di noi ancora e per sempre Fratelli d’italia.
Ma il primo abbraccio della giornata è quello dedicato a tutti i medici e agli infermieri degli ospedali tartassati dal Covid-19.
A mezzogiorno in punto parte il flashmob della gratitudine e dai terrazzi di ogni città, scatta l’applauso collettivo per questi nostri eroi quotidiani. A Torino, quartiere Venchiglia, gridano: «La gente come noi non molla mai!», alla Garbatella, dietro le grate, una signora ci infila pure l’inno della Roma e si sgola: «Teniamoci uniti!», a Napoli fanno un coro che manco al San Paolo per chi è impegnato in prima linea contro questo virus che ci toglie l’aria.
A Milano, da una balconata di largo Gallarati Scotti, Gaia Galbiati, 14 anni, studentessa del liceo linguistico Manzoni, nelle voci bianche del Teatro alla Scala, intona uno struggente Inno di Mameli, da brividi. «Applaudire, cantare, suonare alla finestra ci fa stare bene, è uno sfogo, è la necessità della condivisione», spiega con la sua innocente saggezza. «Se ne usciremo, saremo tutti più grandi».
Perché forse va proprio come racconta Paolo su Twitter. «Poco fa si cantava Azzurro dai balconi. Come nelle gite in pullman, da ragazzi: il prof dietro l’autista, l’amico che soffre l’auto e i casinisti in fondo. È come se fossimo tutti in viaggio. Ancora tante curve, ma vinceremo». dal “Corriere della Sera“, 15/03/2020

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