La canzone sarda si afferma sul palco di Sanremo

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E’ la settimana del trionfo di Sanremo, la 59° edizione del festival canoro più famoso dello stivale, come dire la manifestazione nazional-popolare  più importante che sia stata mai organizzata dall’epoca in cui il nostro Paese uscì dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Una bella pietra miliare, dunque, con cui è bene fare i conti e non snobbarla, come qualche intellettuale troppo saccente sta facendo. Non foss’altro per il più di mezzo secolo di vita che essa annovera e il gorgo di milioni di euro che inghiottisce, facendo la fortuna di non pochi Italiani. La qual cosa, in questo periodo di crisi e di ristrettezze conclamate, non è di poco conto. Sanremo, dunque. E come ha detto di recente il direttore della struttura Rai Del Noce, Sanremo per sempre nelle edizioni che ci saranno, alla faccia della crisi e dei  compensi faraonici che vengono elargiti dalla Rete di Stato. E se entra in questa maniera nella storia contemporanea della nostra Repubblica ci deve essere una ragione.

Per forza deve averla. E questa va cercata nel fatto che Sanremo non fa  altro che inglobare, impersonare, far proprie  tutte le pecche, tutti i difetti,  i trucchi per emergere, per vincere in una specie di giostra medievale riportata in auge ai nostri tempi,  al fine di far affermare nel grande palco (non più dell’Ariston, le cui luce fin da stasera si abbassano mestamente per scendere in un proficuo letargo per riaccendersi esattamente il prossimo gennaio 2010) della notorietà nazionale e internazionale. Sì, perché la chiave di volta sta proprio qui: chi vince ha la ribalta; fioccano le richieste, i contratti di lavoro si moltiplicano, le televisioni e il giornali fanno a gara per intervistarvi perché siete la star del momento e siete consacrato all’Uperuranio dell’Immortalità,  in un mondo destinato comunque alla mortalità, abitato in maggioranza da esseri mortali destinati al passaggio fugace in questo immenso proscenio che è il mondo. Dicevamo dei trucchi. Volete un esempio? Il televoto, o, per essere alla page, l’essemmsse che viene lanciato nel momento in cui un numero telefonico  appare a un certo punto in sovrimpressione sullo schermo televisivo e che deve essere digitato soltanto per pochissime ore. Uno pensa: “Guarda come sono forti questi programmi; sto direttamente interagendo con il mezzo freddo della televisione, sto partecipando da protagonista anch’io allo show” e ci si sente qualcuno perché si rimane attaccati allo schermo per sapere se il cantante o la canzone prescelta ha “goduto” in classifica del nostro-vostro, misero apporto o contributo. Appunto, s’immagina. Ma non è così. Lo ha confessato quella volpe di manager che è Lele Mora, quando ha candidamente ammesso davanti alle telecamere di “Striscia la Notizia” che l’agenzia su cui si appoggia il cantante si premunisce di acquistare un certo numero di schede telefoniche (pari a sei/sette mila euro), per “lanciare” il proprio assistito, avendo la convinzione che quello (Sanremo, o qualsiasi altra trasmissione che ha centinaia di migliaia di telespettatori) è un ottimo esame di maturità, per renderlo “famoso” nel mondo dello Spettacolo. Fanno tutti così. Dunque, chi si afferma è colui che ha i mezzi, a sbeffi del talento, del valore dei contenuti, dell’importanza del messaggio. Insomma, della qualità stessa. Ora, si dirà: ma così è sempre stato. Verissimo. Anche nella storia della vecchia Roma, i consoli, per essere riconfermati nella carica che durava un anno, spesso adottavano sistemi simili “comprando” la simpatia della plebe. La vicenda ce l’hanno fatta studiare i nostri insegnanti di Storia a scuola. Ma, eppure in quel clima d’allora, il sistema repubblicano dell’antica Roma, qualche volta si affermavano dei personaggi che davvero avevano qualcosa in più degli altri, oltre che uno sfrenato narcisismo e un’irrefrenabile volontà di auto proclamazione e affermazione. Qualche volta, qualcuno scappava” alla regola. Ma adesso? Confesso di non aver sentito la canzone ‘La forza mia’, vincitrice del Festival di Sanremo 2009, quindi non posso giudicare nella pienezza (può darsi che sia bellissima e che diventi un ottimo biglietto da visita per far affermare e riconoscere la musicalità del nostro Paese nel Mondo), però tutte le polemiche che si sono scatenate in settimana, la lotta dei televoto, gli esclusi e poi i ripescati non si sa come, la bagarre degli ascolti (l’impennata che si è registrata quest’anno a scapito delle edizioni precedenti, che cosa si vuol far affermare? Forse la chiusura su un certo tipo di “gestione” per passare invece a un’altra più redditizia e più giovane? – per rispondere bisognerebbe essere nella testa dei direttori generali Rai) e la circostanza, infine, della presenza della madrina della serata scelta caduta propria su Maria De Filippi, la conduttrice di “Amici” di Canale 5, la trasmissione in cui aveva trionfato poche settimane prima, appunto a Marco Carta (secondo un sondaggio condotto da uno dei principali motori di ricerca internet il trionfatore attuale sarebbe, nella graduatoria delle preferenze, al nono posto):sono tutte congetture che mi fanno pensare che qualcosa sia avvenuto. E non per caso. Insomma Sanremo è sempre Sanremo, per dire che certe situazioni si ripetono: chi non si ricorda Bobby Solo con la celeberrima “Una lacrima sul viso” arrivata seconda, e poi trionfatore dell’edizione successiva con “Se piangi,se ridi”? Da che mondo è mondo, l’affare è sempre esistito, come direbbe mia nonna, se fosse ancora tra noi. Tutto questo per concludere cosa? Che oggi si ha la sensazione di essere guidati da una oligarchia di personaggi che stanno nelle stanze del Potere e che ci propinano ciò che vogliono loro, che assistono i loro prediletti, che tengono lontani le turbe, spesso chiassose e invadenti dell’esercito che fuor della mura circonda la roccaforte del Potere. Bisogna rassegnarsi a questo stato di cose? Il voto del singolo (pensate all’unico essemmesse lanciato da quel spettatore sprofondato in poltrona) destinato al cestino rifiuti? La società di massa, questo orco terribile, uccide, come Polifemo, le singole individualità per prediligere la maggioranza?

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