L’informazione da riformare perché troppo invasiva

0
474

Che l’uomo pubblico si debba aspettare un sempre più ridotto raggio d’azione, è uno degli assiomi che presiedono all’arte della Politica in Italia, nel bene e nel male. Quando uno decide di dedicarsi alla “Res Publica”, deve cominciare a fare i conti con quell’universo che è il mondo dell’informazione. Deve mettere nel computo che ogni sua azione sarà “spiata”, ripresa, documentata. Ma che anche qui stiano le regole, è pure pacifico. Non dimenticandoci che l’informazione riveste un ruolo non secondario e cioè quello dell’educazione delle nuove generazioni perché deve contenere dei principi, dei valori che devono essere conservati e tramandati. Sono invece accaduti, in questi ultimi sette giorni, alcuni fatti che mi hanno un poco preoccupato e che mi hanno fatto pensare di essere entrati in un percorso senza ritorno. Il più significativo è quello che ha visto protagonista il nostro capo di governo; mi riferisco alla sua vita familiare e la richiesta di separazione dalla sua seconda moglie, determinata (forse) da una eccessiva confidenza con una diciottenne la quale, anziché portargli letizia (come il cognome suggerirebbe) gli ha procurato solo dolori. Non solo personali  e familiari, ma anche in fatto di immagine presso l’opinione pubblica italiana, la quale (sentite, sentite) sembra che sia più attenta a queste cose, anziché interessarsi degli ultimi provvedimenti governativi. Per questo i suoi più stretti collaboratori (si veda l’on. Letta, per esempio) sono preoccupati a dare un’immagine propositiva dell’esecutivo, appunto per recuperare la debacle del premier, in vista delle prossime consultazioni europee. Che il lettore medio dei giornali si senta più portato a leggere notizie da gossip anziché di politica, anche questo è un dato assodato. Che faccia più vendere una notizia del genere anziché un reportage relativo a una riunione sull’ambiente e sul cambiamento del clima, anche questo  è dimostrato. Lo confermano i tabloid e i migliori giornali europei (e non solo) che si sono catapultati in Italia alla caccia della diciottenne italiana le cui grazie hanno ammaliato il premier. Si può arrivare al paradosso, infine (per non annoiare ulteriormente il mio lettore paziente) che moglie e marito per colloquiare tra loro decidano di farlo a colpi di interviste rilasciate a Repubblica o al Corriere? Se non abbiamo passato il segno in questo caso, ditemelo voi quando si supererà il confine della decenza. Un altro episodio (che è occorso in questa settimana) riguarda una selva di cosiddetti personaggi minori del nostro universo mediatico i quali essendo pubblici non possono più fare a meno di sentirsi al centro dell’attenzione del mondo, dei lettori, degli spettatori e così via. Ne prendo uno per tutti.  Quello che ha per protagonista Farrah Fawcett, l’attrice statunitense sex-symbol degli anni settanta , afflitta da tre anni da un male incurabile che la sta lentamente consumando. Ebbene le ultime volontà sono quelle di farsi riprendere dalla telecamere in una sorta di diretta per testimoniare la sua lenta agonia con il male. Si cerca l’occhio mediatico come una sorta di santone il quale riprende ogni nostra azione, per sentirsi ancora di essere qualcuno. Se la telecamera non ci riprende e non ci inquadra, siamo confinati nell’anonimato, in quella massa informe e ignota che quotidianamente si deve arrabattare per procurarsi di che vivere e si deve industriare su come fare per sbarcare il lunario. La forza dell’occhio telematico. Infine un terzo e ultimo esempio di mala informazione. Abbiamo letto tutti, in questi giorni, i comunicati della Fee   (Fondazione per l’educazione ambientale) e del Cobat (Consorzio nazionale batterie esauste): Liguria e Toscana sono le regioni che ne hanno avute più di tutte. Da Toscano dovrei essere contento, eppure non lo sono. Mi chiedo: è possibile che l’arcipelago della mia regione nel cui perimetro delle acque si trovano il santuario dei cetacei e aree destinate al ripopolamento ittico non abbia ricevuto una sola bandiera blu? Sono riuscito a risolvere l’enigma: per essere preso in considerazione dalla commissione giudicatrice della Fee e del Cobat il tuo tratto di costa specifico, esso ha bisogno di una esplicita domanda, correlata dalla ricevuta di un versamento in denaro, dalla compilazione di documentazione specifica. Solo così, si può anche sperare nell’ottenimento del pubblico riconoscimento che, in seconda istanza, sarà gridato da uno dei tanti imbonitori ai quattro venti attraverso tutti (dico tutti, sia in cartaceo che in etere) mezzi di comunicazione di massa. Ed io che mi aspettavo che i giudici esprimessero “sua sponte” lo stato di salute delle coste della nostra Penisola e delle nostre meravigliose isole. “Non avete pagato (riferito agli amministratori o agli operatori turistici oppure ai titolari delle Agenzie per il Turismo)”? “No party”, come dice chiudendo ogni tipo di contestazione George Clooney in un celeberrimo spot televisivo. A volte mi sorprendo di essere così ingenuo.