Il voto degli Italiani e la crisi del nostro Pil

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Con le elezioni in pieno svolgimento e con il rischio che l’assenteismo (forse sarà avvertito meno in quelle città o nei capoluoghi di Provincia in cui si esprime la preferenza per il rinnovo dei consigli comunali) aumenti di più, il fatto della settimana rimane appunto il ricorso alle urne.

   A parte le curiosità che questa mattina ci hanno rallegrato (i topi in una sezione a Palermo, oppure la trovata un po’ goliardica del sindaco Umberto Sereni di Barga [Lucca] che non ha trovato di meglio che preparare un volantino con cui si avvisavano le minorenni di avvertire i carabinieri se il cellulare suonava e una persona si fosse presentata dicendo che era “papi”. O, infine il ragazzino, che è uscito da un’aula portandosi dietro il cartone dell’urna e andare così in giro: episodio che non fa certo invidia a quell’altro coetaneo che ha fatto esplodere un petardo sotto la scuola dove si svolgevano le operazioni di voto. Insomma il colore italica, anche per questa domenica non è mancato). A parte questo, entriamo nello specifico.

  Mi piace sottolineare alcuni aspetti che non mi pare siano stati ben percepiti dagli elettori. Il primo, il rinnovo del parlamento europeo. Come è percepito questo ennesimo organismo sovrannazionale che ha il compito (o dovrebbe averlo) di amministrare il vecchio continente? Credo che l’istituzione sia molto lontana da quelle che sono le reali esigenze e capacità intellettive dell’elettore medio italiano. Non parliamo poi se spostiamo il discorso sui giovani. I quali a mala pena non sanno (ma nelle scuole patrie non s’insegna più la geografia?) neppure dove si trovi Bruxelles e di quale stato è capitale. Figurarsi se si hanno le idee sufficientemente chiare su quale formazione prediligere, anziché un’altra. Europa, dunque, lontana rispetto al nostro osservatorio provinciale. Colpa nostra che non abbiamo attentamente seguito le dinamiche e non ci siamo preventivamente informati a sufficiente; o i nostri mezzi d’informazione, cavalcando quelle che sono le aspettative e le attese della gente, hanno preferito sterzare l’attenzione su altri avvenimenti, anziché parlare e informare su quello che dovrà essere il nuovo parlamento europeo?

  L’altro fatto che intendo evidenziare me lo suggerisce il governatore della Banca d’Italia quando afferma che nel corrente anno il Pil (Prodotto interno lordo) è sceso al cinque per cento. In un anno in cui si vota, la circostanza come quella evidenziata avrebbe comportato per il governo un calo di consensi, un comprensibile “contraccolpo” nelle urne. Una diminuzione, insomma,  di preferenze.

 Invece, qui, si ha la sensazione che le cose non stiano proprio così. Secondo le stime che sono state effettuate sembra che si verificherà proprio il contrario: i sondaggi prevedono un consolidamento dei partiti di governo. Sembra che siano proprio le categorie di colpite (disoccupati, giovani, precari, gente del sud) a affidarsi con rinnovata fiducia a Berlusconi, forse sperando in un atto che faccia cambiare loro la vita. Ma mi pare che sia scontato il fatto che l’esecutivo debba quanto prima mettere mano alle riforme per dare maggiori garanzie e sicurezze ai giovani che escono oggi dalle nostre scuole e si affacciano al mondo del lavoro. E’ davvero un caso da analizzare e studiare, appunto se verrà confrontato con quanto sta accadendo nel resto d’Europa.

  Resteremo a vedere quale sarà la futuro linea del governo per rinforzare il nostro Pil: per il momento aspettiamo l’esito delle urne, con quella maggiore attenzione rappresentata da quelle città o paesi in cui si rinnovano i consigli comunali. Da queste indicazioni sapremo se c’è stata la riconferma, o la svolta a sinistra nel paese.

 

 

 

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