La Democrazia in pericolo, ancora scontri e violenze

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Sono i fatti internazionali che catturano la nostra attenzione in questo lento cammino dell’affermazione della democrazia nel mondo. In prima fila i recenti scontri e le notizie prima contraddittorie poi più precise che provengono dall’Iran dopo la proclamazione degli esiti elettorali che davano la vittoria alle elezioni del presidente uscente Ahmadinejad; ma i sostenitori dell’avversario Mussavi sono scesi in piazza scontrandosi con le forze antisommossa dei Pasdaran. Le ultime notizie segnalano tre morti. Arrestati centinaia di riformisti. Lo stesso Mir Hossein Mussavi, il candidato moderato alle elezioni presidenziali di venerdì scorso, è “praticamente agli arresti domiciliari”, perché gli è impedito di avere contatti con attivisti politici. Una situazione difficile che è in piena evoluzione sul cui esito finale non è dato ancora sapere. Ma è evidente che tuo il mondo segue con apprensione quanto sta accadendo in quella parte del pianeta. Passano così in secondo piano alcuni altri fatti sui quali attirare la vostra attenzione e abbozzare qualche conclusione. Il primo: la visita del leader libico Gheddafi a Roma.

Che ci sia collaborazione e concordia tra i due stati è cosa buona e giusta. Ma da qui a pensare o richiedere allo stato italiano i risarcimenti bellici per la lunga occupazione del suolo libici mi sembra che sia una trovata bella e buona. Perfettamente in linea con lo spettacolo che il leader ha offerto scendendo dall’aereo che lo aveva portato da Tripoli. Una capo di stato non si presenta all’ospite facendo vedere la foto dell’eroe per eccellenza del suo paese che è passato alla storia per aver condotto una strenua battaglia contro gli invasori e i dominatori. Che nel caso specifico erano proprio Italiani. Non si porta dietro un ottantenne che si regge con difficoltà in piedi solo perché è stato il figlio vivente dell’eroe libico. Non si mostra la propria guardia del corpo fatta tutta di amazzoniche oltre ad essere brave nelle arti marziali a me sono sembrate anche particolarmente belle. Che ci siano stretti legami commerciali tra i nostri due paesi è un bene per ambedue le parti. Questo depone a favore del nostro governo degli inizi del Novecento (vi ricordate la guerra in Libia promossa dall’allora presidente del consiglio Giolitti, nel 1912?) e delle scelte che all’poca furono favorite. Come allora, anche oggi la stessa musica e le stesse motivazioni di fondo (petrolio, scambio delle materie prime e dei prodotti industriali per avere energia così indispensabile l nostro Paese e penso all’opera faraonica di un metanodotto che dovrebbe partire dalla Libia passare attraverso le maggiori isola dell’Italia e finire nella nostra penisola. Come penso a un’altra opera che vedrebbe la realizzazione di un tunnel sottomarina che collegherebbe la Sicilia a Tripoli, ma questa opera davvero risulta molto difficoltosa. Restiamo allora negli scambi commerciali (petrolio, materie prime e prodotti industriali). Tutto bene. Ma il presidente del consiglio, mi domando, ha fatto bene a invitare il leader libico a un discorso in Parlamento costringendo a una pessima figura l’onorevole Fini? Come pure la trovata della tenda nei pressi di una famosissima Villa Romana? E poi la conferenza stampa: quel riferimento agli Usa e gli attacchi sconsiderati. Noi italiani, per esempio, abbiamo avuto più “fair play” di lui. Nessuno (almeno a me risulta così) che abbia fatto riferimento ai morti dell’aereo precipitato a Ustica, in quella terribile notte di estate, solo per proteggere un jet libico e sul quale viaggiava “una illustre personalità politica”; per salvare lui sono morti in tanti e ancor oggi si attende di conoscere la verità. Questione di scelte, ma dare a Gheddafi una cassa di risonanza per le accuse così pesanti appare davvero troppo. Una mossa che troverebbe la sua soluzione solo nel fatto di aver sottoscritto importanti contratti di scambi commerciali. Ma il leader libico ha ingraziate quelle magliaia e migliaia di famiglie che hanno permesso alla Libia di avere uno sviluppo agricolo’ Che hanno conteso al deserto ettari e ettari di terreo coltivabile, oliveti, per esempio? Sono stati elegantemente messi alla porta. Perché erano invasori. E le aziende agricole da loro costruite? E le strade? E gli acquedotti?

Il G8 che si terrà presto all’Aquila. Il secondo tema che avrebbe avuto necessità di sviluppo. Soltanto ora lo annunciamo, ripromettendoci di tornarci sopra. Per ultimo chiudiamo con una nota positiva. Eugenio Vagni, l’operatore della Croce Rossa Internazionale da cinque mesi sequestrato dai ribelli di Abu Sayyaf nelle Filippine, è vivo: lo ha dichiarato oggi il portavoce dell’esercito, tenente colonnello Edgard Arevalo. Questa è una notizia che ci riempie il cuore e che fa ben sperare nella conclusione positiva della vicenda

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