Nel rutilante mondo dello spettacolo

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Nel rutilante mondo dello spettacolo e delle luci della ribalta in che direzione si muove la letteratura italiana?

A volte mi chiedo come è possibile che certe persone abbiano spianata la via della celebrità. Ad altri, invece, questa è stata preclusa? C’entra il valore e la forza della loro creatività o invece c’è qualcosa d’altro che per il momento a me è tenuta nascosta ma che potrei molto facilmente immaginare? Quello che sempre i nostri illustri letterati hanno detto e scritto nel loro tempo, si verifica anche adesso. Forse di prima. Per vedere affermata la propria personalità molti sono andati nella Città Eterna e hanno avuto ciò che sognavano. Io invece sono rimasto nella periferia dell’Impero. La fama sorride solo a chi frequenta determinate consorterie e confessionali. Gli altri che non appartengono a queste classificazioni sono tenuti lontani o ai margini come se fossero appestati. Meglio non dar loro il microfono della notorietà perché potrebbero far del male. Ma il sistema che si è creato oggi nel nostro Paese è tale che anche delle cosiddette schegge impazzite non c’è da aver timore. Gli imbonitori usano altre strategie per cui i Savonarola, i profeto che gridano nel deserto sono semplicemente scherniti e considerati alla stregua di fenomeni da baraccone, da chiamare solo negli studi televisivi perché fanno audience, ma sul contenute delle loro parole non c’è affatto bisogno di meditare e riflettere. Solo ridere. Edulcorare la verità. Mi chiedo fino a quando si potrà andare avanti in questa maniera, con la Parola è stata così svuotata del suo contenuto per esaltare soltanto l’effetto che essa produce quando esce dalla bocca, ma non pensare e non riflettere su ciò che essa abbia voluto dire e trasmettere. Considero tutto questo una forma di schiavitù e sudditanza intellettuale che ti imbriglia e che ti costringe a pensare come vogliono loro. Ma chi sono questi Geronti? L’alta finanza, i capitalisti? I Grandi vecchi che stanno nell’ombra e ordiscono le trame. C’è sicuramente qualcosa o qualcuno che pilota il meccanismo, che vuole ridurre a gregge il popolo. Ma al contempo c’è il desiderio di buttare alle ortiche il progetto. L’Uomo non è solo questo. C’è qualcosa d’altro che non si vuole render noto o che si vuole annullare. L’ho capito da quando sono andato a Pianosa, nel supercarcere d’Italia. Tutto va bene. Di tutto si può parlare, senza però toccare certi temi ed entrare in alcuni argomenti. Chi lo fa è un uomo morto, come è stato per l’amico tenente dei carabinieri freddato da una banda di Cosa Nostra a Palermo perché voleva inseguire un sogno che tale è rimasto di liberare lo Statodalla mafia. Il mondo pare sia in mano di questa ghenga di persone. Ma non è finita la partita. Se tali noi ci sentiamo, schiavi o carne da macello, esiste anche una nostra dignità che cerchiamo di affermare, anche se non disponiamo dei mezzi di comunicazione di massa e nel nostro piccolo solleviamo la nostra timida, ma ferma voce. Qualcuno pur ci deve sentire e leggere questo messaggio lanciato sull’web. Troppa spazzatura. Troppo individualismo. Troppa violenza. Troppo narcisismo. E di rimando poco (se non totale assenza) amore per il prossimo.

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