I militari della mente e gli interrogatori del terrore

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Non esiste un confine chiaro tra interrogatori militari, brutali trattamenti della mente ed esperimenti mentali; è un territorio labile, segnato solo da ingenti flussi di denaro, e troppo spesso attraversato da “dottori della mente”, che fanno la spola tra cliniche e centri di detenzione. E’ un dato di fatto che molti psicologi abbiano collaborato con la CIA e i reparti militari negli interrogatori e nello sviluppo di tecniche di deprivazione del sonno, di umiliazione sessuale, per non parlare del famigerato waterboarding (annegamento simulato) e del probabile uso di sostanze psico-attive. Le pratiche si sono diffuse anche in Afghanistan e in Iraq, nel carcere di Abu Ghraib. L’APA ha permesso ai suoi membri di partecipare agli interrogatori sino al 2008, sostenendo che la loro presenza rendeva gli interrogatori più sicuri. Una decisione che ha lasciato molti allibiti, tra cui lo psicoanalista Steven Reisner che ha commentato: “Dobbiamo seriamente chiederci che cosa siamo in quanto organizzazione”. Il solo obiettivo sembrava essere diventato il denaro, che nelle tasche di Jessen e Mitchell entrava al ritmo di 1000 dollari al giorno, in cambio della loro esperienza nella supervisione di tecniche per l’estorsione di preziose informazioni sugli attentati dell’11 settembre. [1]
Può sembrare raccapricciante, ma mai quanto è successo negli stessi ospedali psichiatrici o in molte università, che si sono prestate a sperimentazioni di tipo militare. Nel 1994 un ufficio contabile del governo degli Stati Uniti ha reso noto che in 15 strutture del Nord America su 80 si conducevano ricerche clandestine e tra queste c’erano il Psychopathic Hospital di Boston e l’Università McGill di Montreal. I fondi partivano quasi certamente dalla CIA e giungevano a destinazione tramite agenzie federali, ma è agghiacciante notare come molte delle tecniche sviluppate con la sperimentazione siano collegate ai metodi di interrogazione usati poi a Guantanamo e in altri centri di detenzione.
C’è di peggio: molte pratiche spacciate oggi come “cure” non sono così diverse dalle tecniche usate a livello militare. Al Vermont State Hospital, una delle cliniche implicate nelle sperimentazioni, si sottoponevano i pazienti a elettroshock ripetuti e a sostanze psico-attive. Dopotutto si tratta delle stesse tecniche usate in ogni parte del mondo! (Gli stessi uomini implicati nell’operazione erano poi gli stessi che continuavano a spacciarsi per terapisti).
Molte cliniche per malati di mente sembrano campi di prigionia. Pazienti legati ai letti, grida disumane e grandi quantità di sostanze psicotrope. Su internet circola un video sconvolgente, registrato con un cellulare in una scuola per disabili mentali: il Corpus Christi, in Texas. Il video, che ha condotto a sei arresti, mostra gli abusi nei confronti di pazienti, costretti a lottare tra di loro.
Non è chiaro il ruolo dei “dottori della mente” ai giorni nostri, considerati i continui fallimenti e le tecniche barbariche. Più chiaro è invece il ruolo del denaro e l’interesse militare per il controllo della mente. Altrettanto chiaro è il fatto che intorno alla commercializzazione di psicofarmaci ruotino cifre enormi e che la stigmatizzazione possa far comodo a molti governi, perché dopotutto… chi potrà mai credere a un pazzo?

Davis Fiore