Lettera in redazione di un padre separato

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Egregio signor Luigi Cignoni, 
un tempo ci insegnavano i buoni ed i cattivi. Un po’ perché il mondo era 
più semplice un po’ perché eravamo più piccoli ed ingenui noi, questi 
insegnamenti ci facevano dare un senso ed una direzione alla vita. 
Diversità, libertà, tolleranza, uguaglianza, accoglienza, rispetto, pane 
quotidiano col quale ci hanno cresciuti.

Donne, ragazzi, immigrati, gay, alternativi e minoranze, solo alcune delle 
categorie dei “sempre buoni” o di quelli comunque “da proteggere”, perché 
più deboli, poveri, giovani, perseguitati.

Guardando il mondo oggi però ci si accorge che non è più così: baby gang di 
bulli che spacciano ed accoltellano, immigrati che stuprano ed uccidono, 
gay passati dal riconoscimento individuale (arbitrio personale) all’esigere 
diritti economici e politici, addirittura voler imporre a soggetti terzi e 
non mentalmente maturi (i bambini) la privazione di uno dei due sessi 
genitoriali (cioè obbligarli ad avere “due padri” o “due madri” come 
genitori). Le donne dalla discriminazione sono passate al discriminare, 
cariche pubbliche eleggibili solo tra donne (pari opportunità 
territoriali), discriminazioni scolastiche, diritto di famiglia 
(riproduzione e separazioni) dove i bambini sono diventati proprietà 
privata, strumento di potere ed oggetto di controvalore economico.

Ma la cosa che più colpisce è l’odio, l’infantilità, la determinazione e la 
scaltrezza, di queste cosiddette “categorie deboli”. I diversi odiano, e 
tanto, e vengono spesso giustificati se lo fanno.

Facciamo un esempio classico: se un padre tocca il sedere di una bambina è 
un “orco” se quella stessa bambina la madre la uccide (80 infanticidi 
l’anno solo in Italia, tutti materni, AMI) è solo una “poveretta” malata, e 
si inventa o si scarica la colpa su qualche patologia (depressione, 
solitudine, autolesionismo, ansia, ecc); se la stessa bambina ad esempio è 
nigeriana ed il padre la picchia perché troppo svestita è di nuovo un 
“mostro” ma se è la madre ad INFIBULARLA (amputazione dei genitali 
femminili, reato fondamentalmente materno) non è “colpa” della persona ma 
della “cultura” arretrata di quei paesi o della povertà o di chissà cos’altro..

Idem per gli altri “diversi”: giustificati, tutelati, privilegiati, 
glorificati. I “tempi bui” oggi sempre più spesso li vivono le persone 
normali, li vivono ad esempio i 50.000 padri separati che solo nella 
provincia Milanese mangiano in mense per poveri (AMI/CARITAS). Essere 
normali e normalmente sani è sempre più difficile, ma forse il dato più 
taciuto ed illuminante è che, al contrario di quanto si pensa, ogni anno 
nel mondo si suicidano in seguito a solitudine e sofferenza oltre 1.000.000 
di persone dove 800.000 di queste persone sono normali uomini, uomini del 
luogo (OMS). Anche in Italia il rapporto suicidi uomo/donna è 4 su 5.

Sarà il vecchio vizio del lamento italiano, ma questa strada rischia di 
distruggere quella “normale popolazione” che non sta ogni giorno a 
rivendicare diritti o lamentarsi in piazza, tutti gli italiani, le donne 
normali ed ancor di più gli “uomini normali” che ogni giorno lavorano, 
educano i figli, si impegnano, amano e rispettano il proprio Stato ed il 
luogo in cui vivono dando loro per primi l’esempio; le persone insomma su 
cui poggia tutta la società moderna e civile, la democrazia e la pace, ed 
anche tutti quei diritti acquisiti di quelle minoranze “orgogliose” e 
sempre più “prepotenti” ma che senza i “normali” non potrebbero esistere.

Ma come Natura ci insegna l’eccezione, si, è sempre esistita.. ma ha anche 
sempre confermato la regola (che è la maggior parte), e se un giorno questa 
eccezione si crede d’esser superiore ben presto ci saranno dure batoste. 
Tant’è che in tutto il mondo i “normali” si stanno risvegliando, perché nel 
loro essere altruisti in silenzio si sono accorti che la generosità ed 
operosità quotidiana che li muove non solo non è più riconosciuta ma è 
soprattutto diventata inutile, controproducente.

Fabio Barzagli

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