Il Parkinson si combatte anche a teatro

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Il Parkinson limita le capacità motorie e psichiche dell’individuo, costringendolo a non essere più padrone del proprio corpo e della propria espressività naturale. “Attraverso il teatro si acquista, invece, la possibilità di recuperare ciò che la malattia sottrae, a cominciare dall’espressione di sé”, spiega Nicola Modugno, neurologo dell’Istituto Neuromed di Pozzilli e coordinatore del progetto ‘Parkin-zone’.

Del progetto si parlerà nel corso del Convegno ‘Le 24 ore del paziente parkinsoniano tra difficoltà e compenso funzionale’, che avrà luogo lunedì 16 novembre presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (piazzale A. Moro,7) con il patrocinio del Cnr. “Verranno affrontate”, spiega Stefano Ruggieri, professore di neurologia alla Università di Roma – La Sapienza, “le numerose complicanze, legate sia alla malattia, sia alla terapia, che coinvolgono altri sistemi e organi oltre al Sistema nervoso centrale, determinando una elevata richiesta assistenziale: un paziente esegue in media da 2 a 5 visite specialistiche annue, oltre a quelle neurologiche”.

Da qui la necessità della “presa in carico del paziente parkinsoniano” da parte di un pool di esperti individuato dal neurologo: dall’ortopedico allo pneumologo, dall’internista all’anestesista-chirurgo. “Il neurologo deve agire di concerto con ciascuno specialista al fine di garantire la continuità assistenziale, condividere decisioni ed informazioni, dare risposte ai bisogni globali del paziente”, prosegue Ruggieri, “inoltre deve saper riconoscere, nella molteplicità dei sintomi, anche quelli marginalmente legati alla carenza di levodopa”.
Questa patologia colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale e circa l’1% di quella sopra i 65 anni, con una costante tendenza all’aumento in tutto il mondo: solo in Europa si stima che il numero dei pazienti passerà da 1.255.000 a 1.482.000 nel 2012. In Italia i malati sono circa 200 mila, un numero che pesa sul servizio sanitario nazionale per 2 miliardi e 345 milioni euro ogni anno.

Il gruppo ‘Parkin-zone’ nasce nel maggio del 2004 in collaborazione con la compagnia teatrale Klesidra di Roma e la regista Imogen Kusch ed è costituito da pazienti, da attori, da fisioterapisti , medici e familiari dei pazienti. Ma quali sono i risultati del progetto? “Estendere ai pazienti le regole dell’arte della recitazione e la compartecipazione dei meccanismi della finzione crediamo possa essere un importante atto terapeutico oltre che didattico”, spiega Modugno.

“Ci sembra che questa esperienza di teatroterapia abbia aiutato in modo evidente ed efficace i pazienti a riscoprire lati di sé non più considerati e a conoscersi in modo creativo ed espressivo. “Per tutte le patologie neurologiche che costringono il paziente a destrutturare la propria identità pubblica e privata è di primaria necessità trovare nuovi modi di ‘proporsi’ a se stesso e al prossimo”

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